di Raffaele Suppa (Ingegnere e Dirigente scolastico)

Lo stato del patrimonio edilizio scolastico italiano è a dir poco allarmante. Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito, aggiornati al 2022/23, gli edifici scolastici attivi in Italia sono poco più di 40.000, ma una buona parte di essi presenta criticità rilevanti sotto diversi profili.

Per circa 7.000 edifici non si conosce l’anno di costruzione, ed il 47% (circa 19000 scuole) risale a prima del 1976, anno di riferimento per le prime normative in materia di sicurezza strutturale. A completare il quadro:
59% degli edifici è privo del certificato di agibilità
41,5% non ha collaudo statico
58% è senza certificato di prevenzione incendi
In un solo anno scolastico – da settembre 2023 a settembre 2024 – si sono verificati 69 episodi di crolli o distacchi di materiali (calcinacci, intonaci, solai, controsoffitti), segnale evidente del deterioramento delle strutture.
Il problema si aggrava nelle zone a maggior rischio sismico: circa 14.500 scuole, pari al 43% del totale, si trovano in aree classificate sismiche 1 e 2. Tuttavia, solo:
3% degli edifici è stato adeguato sismicamente
3% ha avuto interventi di miglioramento
11% è stato progettato secondo la normativa sismica
In sintesi, solo il 17% del patrimonio scolastico è in qualche modo preparato a fronteggiare un sisma. Un dato preoccupante in un Paese come l’Italia, caratterizzato dalla forte sismicità.
La sicurezza scolastica non si esaurisce nell’idoneità strutturale degli edifici. C’è un secondo, fondamentale pilastro: la sicurezza comportamentale. Quella che passa attraverso:
la corretta conoscenza e applicazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR)
l’attuazione consapevole del Piano di Emergenza
la formazione del personale e degli studenti
Troppo spesso, però, questi strumenti vengono vissuti come meri adempimenti burocratici, svuotati del loro reale valore educativo e preventivo. La simulazione dell’evacuazione o la lettura dei cartelli informativi non possono essere rituali formali: devono diventare cultura e prassi condivisa. Affinchè diventi un fatto culturale deve essere intriettato come coscienza collettiva.
La scuola non è solo un luogo di apprendimento: è ambiente di vita quotidiana per gli studenti e ambiente di lavoro per il personale scolastico. Per questo deve essere esempio e laboratorio vivente della cultura della sicurezza, a partire da:
edifici a norma e certificati
comportamenti formati e consapevoli
applicazione concreta delle normative vigenti
Solo con questa visione integrata si può parlare davvero di scuola sicura. Parlare di futuro, innovazione e competenze ha poco senso se le strutture scolastiche non sono sicure né da un punto di vista tecnico né culturale. È tempo di riqualificare, formare, educare e vigilare, affinché la sicurezza diventi abitudine e responsabilità condivisa, non più solo un obbligo formale.