Scomparsa ginecologa specializzata a Catanzaro: "Sono una morta che cammina"
"Sono una morta che cammina. Questa volta non ce la farò". Così scriveva Sara Pedri, la ginecologa di Forlì specializzatasi a Catanzaro e scomparsa dal 4 marzo 2021. Parole ancora più amare se lette quasi un anno dopo. Si tratta di alcuni dei suoi ultimi pensieri raccolti nella perizia psichiatrica depositata dai familiari alla Procura di Trento. La giovane dottoressa è scomparsa dopo che sarebbe stata “umiliata e schiaffeggiata a Trento” per il solo fatto – sembrerebbe – di essersi specializzata a Catanzaro. La stessa famiglia ha puntato il dito contro il "clima di terrore che si viveva in reparto”.
Tra gli indagati l’ex primario del reparto di Ginecologia e ostetricia dell’ospedale Santa Chiara di Trento, Saverio Tateo, e la sua vice Liliana Mereu. In uno dei suoi ultimi messaggi, riporta il Corriere della Sera, Sara Pedri ha scritto al papà: "Chiedo scusa io a voi per la delusione che vi ho procurato".
Secondo la consulente della famiglia, la psicologa Gabriella Marano, Sara "si è ritrovata come un agnello in mezzo ai lupi, ed ha finito per essere sbranata dalla violenza di chi si è avventato contro di lei. È stata vittima infatti di Mobbing, nella sua variante del Quick Mobbing, ovvero di comportamenti vessatori frequenti e costanti, posti in essere con lo scopo (quand'anche inconsapevole) e l'effetto di violare la sua dignità di donna e lavoratrice, e di creare, intorno a lei, un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante ed of ensivo, che ha minato, data l'eccezionalità e la violenza della portata, il suo equilibrio in poco più di 3 mesi, generando in lei un vero e proprio disturbo: Disturbo Post Traumatico da Stress, con sintomi ricorrenti riconducibili anche al criterio della Depersonalizzazione", si legge nella perizia.
L'ambiente di lavoro in reparto a Trento, per la consulente di parte, aveva indotto Sara a "vivere un dolore estremo che, nella sua mente, era diventato intollerabile, insopportabile, inaccettabile. Tanto che la morte è diventata per lei sollievo e serenità".
L'esperta - secondo la quale è "prossimo alla certezza, che Sara Pedri si sia tolta la vita" - osserva inoltre che "il supertestimone di questa cronaca appena esposta è proprio lei, Sara, che ha parlato attraverso gli appunti lasciati in casa, le e-mail inviate e non, le telefonate, le confidenze, gli sfoghi, le lacrime versate con le persone a lei più care, e soprattutto attraverso le migliaia e migliaia di messaggi e di vocali che coprono intensamente gli ultimi tre anni della sua vita. Tutto quanto appena scritto rappresenta in questa vicenda la Stele di Rosetta, la cui attenta decifrazione ha riportato alla luce, scolpito nella roccia, il decreto di morte di Sara".
Dall’analisi del pc di Sara Pedri, inoltre, è emerso che la mattina presto del giorno in cui è scomparsa la donna ha cercato su internet dei riferimenti circa alcuni ponti. E la sua auto è stata trovata proprio vicina a un ponte, tristemente conosciuto in città per essere un luogo noto per i suicidi.
