Neonato trovato morto in un cestino dei rifiuti
Sono ancora in corso gli accertamenti medico-legali sul feto rinvenuto privo di vita all’alba del 19 giugno in un bagno del pronto soccorso dell’ospedale di Piacenza. I risultati dell’autopsia saranno cruciali per chiarire le responsabilità della madre, già individuata dagli inquirenti. Si tratterebbe di una donna straniera di circa 40 anni, che verrà ascoltata nei prossimi giorni.
Le indagini, affidate ai Carabinieri, procedono nel più stretto riserbo data la delicatezza della vicenda. A fare la tragica scoperta era stata un’addetta alle pulizie, che aveva notato il corpicino all’interno di un cestino dei rifiuti. Inutili i soccorsi: il feto, stimato intorno alle 30 settimane di gestazione, non mostrava segni di vita. I sanitari avevano immediatamente precisato che il bagno risultava pulito e privo di tracce evidenti di liquidi biologici.
Gli esiti dell’autopsia dovranno stabilire, in primo luogo, se si sia trattato di un aborto spontaneo in fase avanzata o se il piccolo fosse nato vivo. In questo secondo caso, si aprirebbe la possibilità di configurare il reato di infanticidio, che prevede lo stato di abbandono materiale e morale della madre in concomitanza con il parto.
Gli investigatori stanno cercando anche di capire dove sia avvenuto il parto e se la donna abbia agito da sola o con l’aiuto – o sotto la costrizione – di terzi. Rimane il forte riserbo da parte degli inquirenti, mentre la comunità locale resta scossa da un episodio che solleva interrogativi drammatici e dolorosi.
