Oliverio e le beghe del Pd. Ad un anno dalle elezioni regione al palo
Molte ombre e pochissime luci al momento del primo bilancio. Per il Governatore, ostaggio di un partito allo sbando, dodici mesi da incubo sul piano amministrativo e politico.
di TONINO FORTUNA
Un anno dopo le elezioni regionali. Qualcuno dirà che è ancora presto per le valutazioni. Ma di certo non ci si è annoiati nei dodici mesi che ci siamo appena lasciati alle spalle: ricorsi in serie, il caso De Gaetano, finito dagli altari nella polvere, la porta sbattuta in faccia al neo-presidente della Regione dall'ex ministro Maria Carmela Lanzetta. Ma soprattutto, due giunte diametralmente opposte, (la prima in formato mini, in attesa della riforma dello Statuto), il ciclone di Rimborsopoli, gli arresti eccellenti.
Le interferenze. Sul piano politico, si sono fatte sentire le interferenze del Governo: come dimenticare la telenovela del commissariamento della Sanità, con annesse garanzie del Premier a cui Oliverio e soci avevano abboccato. Un avvio stentato sul piano amministrativo a cui ha fatto da sfondo la crisi permanente di un ibrido chiamato Partito democratico. Un contenitore dove gente con storia e cultura diverse è costretta a sedere allo stesso tavolo. E allora, in questo primo anno di “Oliverio presidente” cosa è cambiato per i calabresi? Quali azioni la Regione ha messo in atto per superare quella che il centrosinistra aveva definito in coro “l'era nefasta di Scopelliti”?
Nel dettaglio. Settori cruciali come l'Agricoltura e l'Ambiente sono stati lasciati per mesi alla deriva. Non è andata meglio alla Pubblica Istruzione e alla Cultura. Fermo all'anno zero, al di là di qualche leggina il settore turistico. Al palo i Lavori pubblici. Meglio non aprire il capitolo occupazione. Il rapporto di Bankitalia renderebbe superfluo ogni commento. Qualcosa si è fatto sul piano della programmazione comunitaria. Divenuta, in qualche circostanza, riprogrammazione. Come nel caso dei Fondi Por-Psr. Un miliardo che Oliverio ha provato a salvare da morte certa entro la fine del 2015. La riforma della burocrazia è una delle tante promesse da campagna elettorale destinata a rimanere sulla carta per impedimenti che è facile immaginare. E allora cosa è cambiato dalle precedenti infauste epoche?Di quale new deal abbiamo ( hanno) parlato? L'impressione è di trovarsi dinanzi a un esecutivo lento piegato dalle diatribe interne al Pd. Un partito sempre alle prese con regolamenti di conti lesto a mettere sulla graticola la sua classe dirigente.
Il triumvirato. A proposito, sul piano politico c'è anche il fallimento del primo triumvirato a caratterizzare questo primo anno di legislatura. Il patto Renzi-Oliverio-Magorno scioltosi come neve al sole prima ancora delle nozze del segretario. Un idillio finito troppo presto. Ancor prima che qualcuno si potesse illudere di vedere un Pd stabile dal Pollino allo Stretto. Invece, dopo qualche mese di tregua, sono partiti i dardi infuocati. Denunce, firme, teste da “tagliare”. E i dem potrebbero pagare un conto salatissimo dopo l'inverno, al momento di una nuova importante tornata elettorale. Oliverio ci arriverà ovviamente in sella ( nessun consigliere regionale, neanche il più strenuo oppositore, sarebbe mai disposto a mettere sul tavolo uno stipendio da super-manager). Da governatore e magari pure da segretario. Il partito, invece, potrebbe arrivarci in frantumi. Almeno secondo le solite Cassandre che continuano ad agitare spettri tenebrosi. Erinni del terzo millennio, uccelli del malaugurio, incapaci di apprezzare belle e promettenti avventure di generali e luogotenenti impegnati a tutelare i propri privilegi tra le stanze del palazzo. Abbastanza protette per ascoltare “urla, pianti ed alti guai” che arrivano dalla strada. Dai soliti operai licenziati, dai soliti giovani mammoni da stabilizzare, dai soliti imprenditori allo stremo.
