Bologna e Roma diventano, secondo gli inquirenti, terre di conquista e di reimpiego di capitali illeciti per un presunto gruppo criminale dedito a una lunga serie di reati economici e finanziari finalizzati ad agevolare la ‘ndrangheta. È quanto emerso dall’operazione “Bononia Gate”, condotta dalla Polizia di Stato e dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA), sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna.

Otto arresti e 33 indagati

L’inchiesta, guidata dal pm Marco Forte, ha portato a otto misure cautelari tra carcere e domiciliari e al sequestro di beni per 1,5 milioni di euro. In totale, sono 33 le persone indagate. Le accuse principali riguardano truffa ai danni dello Stato, autoriciclaggio e falso in bilancio, aggravate – in alcuni casi – dall’ipotesi di agevolazione della cosca Piromalli-Molé, storicamente radicata a Gioia Tauro.

Società fittizie e fondi pubblici illeciti

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori grazie anche alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, tra il 2010 e oggi sarebbero state create almeno nove società fittizie con sede a Bologna e Roma. Attraverso fatture false, bilanci manipolati e movimenti bancari fittizi, queste aziende avrebbero simulato solidità economica per ottenere finanziamenti bancari garantiti dallo Stato, in particolare dal Mediocredito Centrale, con un danno erariale stimato in oltre 1,5 milioni di euro.

Una volta ottenuti i fondi, le società venivano svuotate e portate al fallimento, dopo aver prosciugato i conti correnti e riciclato il denaro tramite prestanome e operazioni simulate.

Il ruolo dei commercialisti: nel mirino il vibonese Lorenzo Scordamaglia

Tra gli indagati figura il commercialista vibonese Lorenzo Scordamaglia, professionista attivo a Bologna, al quale il giudice ha imposto l’obbligo di dimora e l’interdizione per un anno dall’attività contabile.
Secondo la DDA, Scordamaglia – insieme a un altro commercialista romano – avrebbe fornito consulenze e pareri tecnici utili a costruire le architetture finanziarie necessarie per ottenere i fondi pubblici e nascondere i flussi di denaro.

Accanto a lui, nell’organizzazione, spiccano i nomi di Antonino Cernuto, 64 anni, originario di Gioia Tauro ma residente a Bologna, e Pacifico Cocciolo, entrambi considerati i dominus del gruppo. Il primo è finito in carcere, il secondo ai domiciliari. Tra i destinatari delle misure cautelari anche Giuseppe Cernuto, Roberto Chiarenza, Martino De Leo, Yuri Licopoli e Nicola Fondacaro.

La denuncia dell’aeroporto di Bologna ha fatto scattare l’inchiesta

A far partire l’indagine, nel 2021, sarebbe stata una denuncia presentata dalla società Aeroporto di Bologna, riguardante alcune società che gestivano i parcheggi adiacenti allo scalo. In particolare, la società Gisaps srl, che fino al 2021 gestiva il parcheggio Area Parking 1, è risultata al centro del sistema di riciclaggio.

Secondo le indagini, l’attività sarebbe stata utilizzata per riciclare denaro per oltre dieci anni, e la successiva cessione dell’azienda – da 100 mila euro a un valore dichiarato di 868 mila – avrebbe rappresentato un’operazione di schermatura di capitali illeciti.