'Ndrangheta e politica: la governatrice già a un bivio... pensa a giunta di esterni
L'operazione Eyphemos ha fatto riflettere tanti. Le indiscrezioni sulle carte dell'inchiesta hanno indotto più di qualcuno a pensare che un certo sistema di raccolta del voto in Calabria non si è mai smentito. E i contatti con le cosche non sono mai cessati. Ergo, anche la governatrice Jole Santelli ne avrebbe tratto "insegnamento". Perchè se la prima idea era quella di mettere in campo una giunta politica, con la logica del manuale Cencelli, arricchita da due figure prestigiose come quella di Capitano Ultimo e Sandra Savaglio, già nominati, la seconda prospettiva sarebbe, adesso, quella di un esecutivo per così dire tecnico. Per essere più chiari, una giunta di non eletti, onde evitare che le inchieste possano travolgerlo con facilità.
Ma c'è un caso nel caso. Fratelli d'Italia, nelle scorse ore, ha tirato in ballo la Commissione antimafia per omessa vigilanza. Peccato che in quell'organismo vi siano fior di esponenti del centrodestra calabrese, compresa la stessa Jole Santelli, oltre che Wanda Ferro e Giuseppe Mangialavori, fedelissimo della governatrice.
In primo luogo, quando si parla di una giunta, ci sono i numeri. Ebbene, la giunta dovrà essere composta da sette assessori, con due donne. Tra gli eletti l'unica donna è Tilde Minasi della Lega. Il partito di Salvini vuole due assessori e da tempo ha indicato la casella dell'Agricoltura. Per questa ed altre ragioni, la Santelli avrebbe pensato nelle scorse ore ad una giunta diversa. Tecnica, si potrebbe dire, o più correttamente di non eletti. Questo permetterebbe di dare maggior senso all'operazione Ultimo-Savaglio che altrimenti sarebbero specchietto per le allodole in un esecutivo con i vari Gentile o magari Aiello, Arruzzolo o magari Gallo, Orsomarso, Talarico e chi più ne ha più ne metta: tutta gente espressione della vecchia politica di quel centrodestra che non si è certo distinto alla guida della Regione per efficienza e linearità di azione.
Ma per dar vita ad un'operazione di questo genere la presidente dovrà prima contattare nuovamente i referenti nazionali di Lega, FdI e Udc, poi i leader locali dei partiti. Operazione non semplice, ma forse l'unica per uscire dalla delicata impasse.
