Meno di un mese al Natale, la festa clou dell'anno sia sotto il profilo legato alla festività cristiana, sia sotto il profilo, ovviamente, legato all'aspetto economico-commerciale. È la festa attesa da tutti, da grandi e piccini. È la festa che smuove mari e monti, è la festa del consumismo sfrenato e della corsa ai regali anche dell'ultimo secondo. Insomma, Natale è LA festa!

Un Natale 2020, ormai lo sanno anche i sassi, che non sarà o che non potrà essere come tutti i Natale. La pandemia di Coronavirus impone grande cautela, mentre l'economia soffre ed il commercio annaspa cercando di raschiare il barile in vista di tempi migliori. La Calabria, zona rossa almeno fino al 3 dicembre, attende con ansia quello che potrà essere il prossimo futuro legato all'ultimo mese dell'anno. Molti commercianti sperano nella ripresa, sperano di riaprire e provare a rimettere in piedi il circuito legato ai consumi. Ma non sarà facile per nessuno e la consapevolezza di dover affrontare momenti ancor più difficili di questo alberga nella testa di chi opera quotidianamente nel mondo del commercio e dell'imprenditoria.

Vibo Valentia, la provincia più povera d'Italia, vive con le medesime apprensioni tra la presa d'atto di una realtà asfittica e la speranza che almeno per Natale ci si possa risollevare. Corso Vittorio Emanuele, luogo simbolo del commercio vibonese, vive una crisi profonda da anni ormai ed il Coronavirus è stato solamente la pietra tombale di una situazione già fortemente compromessa. Una situazione sulla quale non si è ancora riusciti a fornire una risposta di carattere sistemico non per risolvere la situazione (nessuno ha la bacchetta magica), ma quantomeno per provare a dare una sterzata.

Sul Corso quasi tutti i negozi, ovviamente, sono chiusi. Poche le serrande aperte e pochissima voglia di parlare da parte di chi è aperto e cerca di andare avanti. C'è chi impreca contro l'Amministrazione comunale, chi contro la mancanza di reazione dell'opinione pubblica. C'è anche chi nutre speranza in vista di giorni migliori con la consapevolezza che, forse, peggio di così non può proprio andare.