Domenica prossima si celebra a Paravati, il paese di Natuzza Evolo, anche se con una serie di limitazioni legate all’emergenza Covid, la festa della Madonna degli Angeli. L’occasione per rinnovare alla Madonna la sua materna protezione.

Tre le Messe in programma nella parrocchia chiesa madre guidata da don Domenico Muscari: alle 8,30, alle 11 e alle 20. A quest’ultima celebrazione è prevista la benedizione dei bambini.
La festa della Madonna degli Angeli è una ricorrenza antica alla quale è anche legato in curioso episodio del 1858 in cui si gridò al miracolo quando Paravati faceva non più di cinquecento abitanti. “Lo ha scovato per caso – come si legge nel libro Studio 45 di Vincenzo Varone e un in numero speciale del periodico “Nuove Dimensioni,” edito a a Mileto negli anni Ottanta - lo storico Antonio Tripodi nell’archivio diocesano di Mileto spulciando una relazione dell’allora parroco del paese don Giuseppe Gallizzi inviata al vescovo di Mileto monsignor Filippo Mincione sul restauro della statua della Madonna degli Angeli “da tempo consunta e logora” e il cui lavoro era stato affidato ai noti artisti fratelli Bagnati di Tropea, specializzati nello svolgimento di questi lavori che richiedevano arte e maestria.

"Nel paese per quel restauro - afferma Antonio Tripodi, ingegnere di professione e ricercatore per innata passione – si era creato un certo malcontento perchè alcune persone non erano d’accordo sull’intervento e fra gli schiamazzi alcuni erano giunti anche a minacciare addirittura di uccidere gli artisti qualora l’operazione non fosse riuscita alla perfezione”.
Ma nonostante il buon esito del restauro, quegli “animi malamente prevenuti e miscredenti”, tennero in costante subbuglio l’intera popolazione locale invitandola a non elargire le proprie offerte per quell’anno poiché “ la statua della Madonna non era più quella che loro avevano sempre ammirato e venerato".

In quel giorno di festa la chiesa era stipata di fedeli paesani e forestieri, convenuti per onorare la Vergine Maria la cui statua era posta sopra l’altare maggiore alla vista di tutti. Terminata l’omelia pronunciata dal sacerdote secondo l’usanza era incominciato lo sparo dei fuochi artificiali. "Ma ad un certo punto - come scrive il parroco nella sua lettera al vescovo -un piccolo mortaretto fu visto non da pochi volare sull’altare maggiore ed urtare prima il gradino inferiore e poi la mensa, lasciando segni neri sulla tovaglia e nel sottostante gesso”.
Quel giorno, secondo quanto riporta il polveroso ma prezioso carteggio rinvenuto da Antonio Tripodi, per quell’episodio “si gridò al miracolo da tutti i presenti tra i quali, oltre al clero, il maresciallo della cavalleria ed il maggiore della fanteria di stanza a Mileto".

Tutti insomma erano rimasti colpiti dall’avvenimento perché la Chiesa della Madonna degli Angeli era stracolma di fedeli, alcuni provenienti anche dai paesi vicini. Se, infatti, il mortaretto fosse finito tra la folla sicuramente ci sarebbero state delle vittime. Invece, dopo aver volteggiato, finì la sua corsa a pochi centimetri di distanza dalla gente in preghiera. Molti considerarono tutto ciò un chiaro segno proveniente dal cielo, uno dei tanti messaggi della presenza di Dio che ci giungono ogni giorno e di cui noi oggi, distratti come siamo dai nostri mille pensieri, non ci accorgiamo o facciamo finta di non accorgercene. Fatto sta che la rivolta dei “guerregianti” si placò. I malintenzionati, alla vista di quel “segno” abbandonarono in preda al rimorso le loro intenzioni violente e meschine.
UE