«C’è poco da scherzare, sono della ’ndrangheta». Bastavano queste parole, accompagnate da minacce di morte esplicite rivolte non solo alla vittima ma anche ai suoi familiari, per piegare la volontà di un gioielliere brianzolo, finito in un vortice di estorsione e usura durato mesi. L’incubo è terminato all'alba di oggi, quando i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Monza Brianza hanno arrestato due italiani, entrambi originari della provincia di Reggio Calabria.

L'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP di Milano su richiesta della DDA, contesta ai due indagati il reato di estorsione in concorso con l'aggravante del metodo mafioso. Secondo gli inquirenti, i due avrebbero costretto il commerciante di orologi di lusso a consegnare, in più occasioni, una cifra complessiva non inferiore a 250.000 euro in contanti, a cui si aggiungono due orologi di pregio dal valore di altri 50.000 euro.

L'indagine ha svelato come la vicenda fosse iniziata in modo apparentemente ordinario: un investimento di 25.000 euro che i due indagati avevano fatto nell'attività del gioielliere. Quel denaro si è però trasformato in una trappola. Le pretese di restituzione sono diventate subito pressanti e sproporzionate, con tassi di interesse che hanno raggiunto livelli da usura.

Per dare forza alle richieste, uno degli indagati faceva leva sul proprio curriculum criminale: già condannato come membro della Locale di ’ndrangheta di Seregno, evocava costantemente la propria appartenenza all'organizzazione per intimidire la vittima.

La situazione era diventata talmente insostenibile che il gioielliere era stato costretto a cambiare numero di telefono e addirittura a lasciare la propria abitazione per sfuggire alle visite degli estorsori. I due non esitavano infatti a presentarsi presso i domicili dei parenti dell'uomo, anche in altri comuni, per ribadire le minacce di morte tramite messaggi e avvertimenti di persona.

La svolta è arrivata lo scorso ottobre, quando la vittima, stremata dall'escalation di violenza psicologica, ha deciso di rivolgersi ai Carabinieri. Grazie alla denuncia è stato possibile ricostruire i flussi di denaro e i legami con la criminalità organizzata dei due sodali, ponendo fine a un ricatto che rischiava di distruggere non solo l'attività commerciale, ma l'intera stabilità familiare del gioielliere.