Omicidio Musy: ergastolo pure in Appello a Torino per il vibonese Furchì
Il ragioniere vibonese era stato condannato in primo grado il 28 gennaio per il delitto del consigliere comunale di Torino e docente universitario. I commenti di accusa e difesa
La Corte d'Appello di Torino ha confermato la condanna all'ergastolo nei confronti del calabrese Francesco Furchì, 51 anni, originario di Santa Domenica di Ricadi, nel Vibonese, condannato in primo grado per l'omicidio di Alberto Musy, professore universitario e consigliere comunale a Torino ferito il 21 marzo 2012 e poi morto dopo 19 mesi di coma.
La Corte ha anche deciso di inviare alla procura gli atti per tre testimoni, tra cui il professore dell’Università di Torino Pier Giuseppe Monateri, che potrebbero essere indagati per falsa testimonianza.

"Sono innocente", le uniche parole pronunciate da Furchi', difeso dagli avvocati Giancarlo Pittelli e Carlo Taormina, dopo la lettura del dispositivo.
I commenti al verdetto. "Non possiamo esultare, ma siamo più tranquilli che le cose siano andate nel senso in cui dovevano andare. Altro aspetto è tornare a casa e fare una vita normale, anche se ci manca una “gamba". Lo ha detto Angelica Corporandi d’Auvare, vedova di Musy, la moglie del consigliere comunale morto dopo 19 mesi di coma, commentando la sentenza di secondo grado che ha confermato l'ergastolo a Francesco Furchì.
"Non sono rimasta impressionata dalla difesa, anzi l'ho trovata molto volgare. Mi hanno toccato, invece, le arringhe dei miei avvocati, che hanno rappresentato tutto ciò che avevo in testa. Non li ringrazierò mai abbastanza".
"Sono state accolte le richieste della Procura e quindi è stato riconosciuto il nostro lavoro». Lo ha detto il procuratore generale di Torino, Marcello Maddalena, che ha sostenuto l'accusa al processo d'appello nei confronti di Francesco Furchì, terminato dopo sette ore e mezza di camera di consiglio con la sentenza che ha confermato l'ergastolo. «Sono contento per tutti quelli che hanno lavorato a questo caso - ha aggiunto Maddalena - in particolare il pm Roberto Furlan e la squadra mobile di Torino. A loro va il merito di aver risolto un caso difficilissimo".

L'accusa ed il movente. Stando alle indagini della sezione omicidi della questura di Torino, Furchì avrebbe avuto tre motivi di rancore e vendetta verso Musy. Il primo di tipo politico poichè alle elezioni amministrative del 2011 il ragioniere vibonese aveva sostenuto il candidato sindaco del centro e in cambio avrebbe voluto ottenere una carica amministrativa mai arrivata.
Altro motivo sarebbe stato di carattere economico, con Furchì che avrebbe voluto scalare l’Arenaways, società privata di trasporto ferroviario, e aveva chiesto a Musy, che era anche un avvocato civilista, di trovare dei partner per l’impresa. Aiuto che però non sarebbe mai arrivato. Ultima motivazione alla base dei rancori: la raccomandazione del figlio dell’ex ministro del Psi, Salvatore Andò, chiesta da Furchì al professore Musy che all'epoca era componente di una commissione giudicante dell’Università di Palermo ma non accolse la "segnalazione" di Furchì. (g.b.)
