Pittelli chiede di essere sentito dalla Dda di Catanzaro, ma poi... ci ripensa
Ha chiesto di essere sentito dalla Dda di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri l’ex parlamentare di Forza Italia Giancarlo Pittelli in cella dal 19 dicembre dell’anno scorso, quando i carabinieri gli hanno notificato un’ordinanza di misura cautelare in carcere nell’ambito della maxi inchiesta antimafia “Rinascita Scott”. Una richiesta prevista per legge, a garanzia del diritto alla difesa, che può essere avanzata entro venti giorni dalla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini. I magistrati della Procura antimafia, contitolari dell’inchiesta hanno delegato per l’interrogatorio i colleghi della distrettuale sarda, considerato che l’avvocato penalista, ora sospeso dall’Ordine, si trova detenuto nel carcere di Nuoro. E qui il dietro front del noto professionista catanzarese, finito nel mirino della Dda per concorso esterno in associazione mafiosa, abuso di ufficio e rivelazione o utilizzazione del segreto di ufficio: si è rifiutato di essere sentito da magistrati che non hanno piena contezza degli atti di indagine, rinunciando all’interrogatorio, nonostante il relativo verbale sarebbe stato consegnato nella mani della Dda di Catanzaro.
"Istanze vane di scarcerazione". Dal 19 dicembre scorso sono stati molti i tentativi del collegio difensivo tesi a tirar fuori dalle sbarre Pittelli, tra istanze al Riesame e appelli cautelari. Tutto vano, finanche l’ultima istanza al gip avanzata dopo il verdetto della Cassazione che, pur confermando il carcere ha annullato senza rinvio il reato di abuso di ufficio e le ipotesi di violazione del segreto d’ufficio che Pittelli avrebbe commesso in concorso con l’ex tenente colonnello dei carabinieri Giorgio Naselli e con l’imprenditore Rocco Delfino. Resta in piedi per la Suprema Corte il concorso esterno non più per aver agevolato il boss Luigi Mancuso, ma per aver favorito l’organizzazione mafiosa. Un’istanza al gip, inoltrata dal collegio difensivo prima che fossero note le motivazioni della decisione dei giudici ermellini e che il gip Pietro Carè ha bocciato: “in difetto del deposito delle relative motivazioni (della Cassazione ndr)- scrive il gip nel provvedimento di rigetto- non è possibile accedere ad una diversa valutazione del quadro cautelare”, considerato anche “che nell’annullare senza rinvio l’ordinanza del Tribunale del Riesame rispetto ai capi di abuso di ufficio e rivelazione del segreto di ufficio, riqualificando come semplice il concorso esterno, ha rigettato nel resto il ricorso”. Ora c’è l’ennesima richiesta di scarcerazione depositata al Riesame, contro la decisione del gip e rispetto alla quale si attende la fissazione dell’udienza, mentre la Dda, va avanti per la sua strada e una volta terminata la fase degli interrogatori per coloro che ne hanno prodotto istanza, al di là degli esiti dei vari riesami o della pronuncia della Cassazione (ricordiamo che gli indagati sono 479 in tutto), procederà a determinarsi con la richiesta di rinvio a giudizio.
