Al via oggi la seconda prova dell'esame di maturità. Circolano le prime indiscrezioni. Al liceo classico gli studenti dovranno tradurre e analizzare, un brano di Cicerone, tratto dal Laelius de Amicitia.

Si tratta di un brano tratto da un dialogo di Cicerone, Laelius de amicitia, un trattato morale appassionato, dove si fondono insieme la grande tradizione etico teologica greca e la concezione romana di diritto, composto nel 44 a.C.

A001 – ESAME DI STATO CONCLUSIVO DEL SECONDO CICLO DI ISTRUZIONE


Indirizzi: LI01 – EA01 – CLASSICO
(Testo valevole anche per gli indirizzi quadriennali LI21, LIIC e LIQ1)
Disciplina: LINGUA E CULTURA LATINA

La vera natura dell’amicizia

Nel dialogo Laelius de amicitia, composto nel 44 a.C. ma ambientato nel 129 a.C., Cicerone descrive con accenti accorati l’amicizia tra due esponenti di primo piano della classe politica romana dell’epoca, Gaio Lelio e Scipione Emiliano, da poco scomparso. L’occasione è propizia per riflettere – Lelio che parla, ma in realtà Cicerone che si serve di questo vicenda, di questi personaggi – su un tema molto ampio e risulta essenziale per rinsaldare i legami che sono alla base della convivenza civile.

PRIMA PARTE: traduzione di un testo in lingua latina

PRE-TESTO

Saeplssime igitur mihi de amicitia cogitanti maxime illud considerandum videri solet, utrum propter imbecillitatem atque inopiam desiderata sit amicitia, ut dandis recipiendisque meritis, quod quisque minus per se ipse posset, id acciperet ab alio vicissimque redderet, an esset hoc quidem proprium amicitiae, sed antiquior et pulchrior et magis a natura ipsa profecta alia causa.

Molto spesso, quando rifletto sull’amicizia, mi sembra che si debba considerare prima d’ogni cosa questo: se l’amicizia sia desiderata per la debolezza nostra e la scarsità dei nostri mezzi, cosicché, dando e ricevendo favori, ciò che uno da sé non potesse fare, lo ricevesse da un altro e a sua volta lo contraccambiasse; o questo, sì, sia il proprio dell’amicizia, ma la causa ne sia un’altra, più intima e più bella e più veramente naturale.

TESTO

Amor enim, ex quo amicitia nominata est, princeps est ad benevolentiam coniungendam. Nam utilitates quidem etiam ab eis percipiuntur saepe, qui simulatione amicitiae coluntur et observantur temporis causa. In amicitia autem nihil fictum est, nihil simulatum est, et, quidquid est, id est verum et voluntarium. Quapropter a natura ipsa videtur profecta amicitia, cum intereos, qui se amant, et benevolentia et caritate iunguntur, ab eaque caritate, quamquam exspectatio fructus nulla subest, tamen amicitia delectat etiamsi nihil utilitatis ex ea proveniat. Quod si utilitas amicitias confirmaret, eadem commutatio utilitatum caritatem conciliaret non amicitias, quae, cum a caritate profecta sit, nec ab utilitate umquam potest dissolvi. Ex quo efficitur, ut et utilitatem amicitia, non utilitas amicitias pariat. Illud autem verum est, nec sine causa, quod a sapientibus dicitur, quod, qui ipsi sibi plurimum confidunt et virtute et sapientia sic armati sunt, ut nullius egere videantur, iis maxime opus esse amicitia sententiaeque eorum ad verum consilium cum amicorum tum etiam multitudinis usum pervenire. Quamquam hoc inter amicos, ut inter bonos, iucundum est, quod aeque uterque alteri studet, ut, quasi quaedam emulatio dignitatis exsistat, quamquam uno in loco sit amicitia. Itaque non aqua, non igne, ut aiunt, pluribus in locis utimur quam amicitia. Neque ego nunc de vulgari aut de mediocri, quae tamen ipsa et delectat et prodest, sed de vera et perfecta loquor, qualis eorum, qui pauci nominantur, fuit. Nam et secundas res splendidiores facit amicitia et adversas partiens communicansque leviores.

POST-TESTO Quis est qui C. Fabrici, M. Curi non cum caritate aliqua et benevolentia memoriam usurpet, quos umquam vidit? Quis autem est qui Tarquinium Superbum, qui Sp. Cassium, Sp. Maelium non oderit? Cum duobus ducibus de summo imperio in Italia est decertatum, Pyrrho et Hannibale. Ab altero propter probitatem eius non minus alienis animis habemus; alterum propter crudelitatem semper haec civitas oderit. Chi vi è che non ricordi Gaio Fabrizio e Manio Curio¹ con un certo sentimento affettuoso, pur non avendoli mai visti? Chi invece vi è che non odi Tarquinio il Superbo, non Spurio Cassio, non Spurio Melio²? Con due generali s’è combattuto in Italia per l’egemonia: Pirro e Annibale³; l’uno per la sua rettitudine non l’abbiamo in troppa avversione, l’altro per la sua crudeltà sempre questa città l’avrà in odio. Cicerone, Laelius, de amicitia Si riproduce il testo dell’ed. curata da R. Combes, Paris 1971 in Cicerone, L’amicizia, Milano, Rizzoli 1985 (1a), 2008 (21a) con traduzione di C. Saggio SECONDA PARTE: tre quesiti, a risposta aperta, relativi alla comprensione e interpretazione del brano, all’analisi linguistica, stilistica ed eventualmente retorica, all’approfondimento e alla riflessione personale. Il limite massimo di estensione è di 10/12 righe di foglio protocollo. I candidati possono altresì rispondere come un scritto unitario, autonomamente organizzato nella forma del commento al testo, purché siano contenute al suo interno le risposte ai quesiti richiesti, non superando le 30/36 righe di foglio protocollo. 1) Comprensione / interpretazione Nel testo proposto, Cicerone, per bocca di Lelio, offre argomenti per contrastare un’interpretazione utilitaristica dell’amicizia: si riporti il ragionamento, evidenziando, con motivato giudizio, le tappe che si ritengono più significative per il suo sviluppo. 2) Analisi linguistica e/o stilistica Si individuino alcune delle soluzioni stilistiche e/o lessicali del testo che sembrano maggiormente contribuire a rendere lo spessore morale attribuito da Lelio all’amicizia, motivando le proprie scelte.

3) Approfondimento e riflessioni personali

A partire dall’antichità, la letteratura di ogni tempo immortala una nutrita galleria di personaggi legati da saldi vincoli di amicizia. Si scelgano uno o più esempi di quelli rimasti maggiormente impressi nella memoria, motivando la scelta e traendo spunto per proporre considerazioni personali sull’importanza di questo sentimento.

Durata massima della prova: 6 ore. È consentito l’uso dei vocabolari di: italiano e latino. È consentito l’uso del dizionario bilingue (italiano-lingua del paese di provenienza) per i candidati di madrelingua non italiana. Non è consentito lasciare l’istituto prima che siano trascorse 3 ore dalla consegna della traccia.


 

SEGUONO AGGIORNAMENTI CON TESTO E TRADUZIONE