‘Ndrangheta, la rotta del narcotraffico in mano ai clan (NOMI)
Dalla Calabria al Belgio, passando per i Paesi Bassi: la rete criminale della ‘ndrangheta continua a muoversi lungo le rotte strategiche del narcotraffico internazionale. A denunciare la portata del fenomeno è una lettera di un giudice belga, costretto a vivere per quattro mesi in una casa protetta dopo aver indagato su doganieri, poliziotti e funzionari corrotti. Nel suo sfogo, parla di un «sistema mafioso parallelo» in cui «un portuale corrotto incassa 100mila euro per spostare un container».
La vicenda riporta l’attenzione sul legame tra i grandi scali marittimi europei e la criminalità organizzata. Lo scalo di Gioia Tauro, già al centro di recenti inchieste come Nuova Narcos Europea, è stato per anni la principale porta d’ingresso della droga in Europa. L’operazione, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, ha ricostruito un vasto sistema criminale riconducibile alla cosca Molè, documentando un traffico internazionale di cocaina dal Sud America e una rete di estorsioni che si estendeva fino a Lombardia e Toscana. Secondo gli inquirenti, la cosca avrebbe persino impiegato sommozzatori per recuperare carichi di droga in mare.
La ‘ndrangheta, però, ha esteso la sua influenza anche oltre i confini italiani. Le sue ramificazioni si ritrovano nei porti di Rotterdam, Amsterdam e Anversa, considerati oggi veri hub del narcotraffico europeo. «Ogni banda criminale del mondo è presente ad Amsterdam», osserva il giornalista olandese Koen Voskuil, che invita a non ridurre il fenomeno a un problema “importato” ma a riconoscerne le radici locali.
Il 3 ottobre scorso, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha incontrato a Roma il collega belga Bernard Quintin, ribadendo la necessità di una cooperazione sempre più stretta nel contrasto alla criminalità transnazionale. «La ‘ndrangheta è tra le organizzazioni più attive in Belgio», ha dichiarato Piantedosi, sottolineando il ruolo dell’Alleanza dei Porti, nata nel 2024 per prevenire infiltrazioni mafiose e potenziare le indagini patrimoniali.
Un segnale concreto di questa collaborazione è arrivato il 26 settembre, con la consegna all’Italia dell’ex latitante Sebastiano Signati, 59 anni, di San Luca, condannato a 28 anni di carcere per traffico di droga e armi. La cattura è stata possibile grazie all’azione congiunta dell’unità I-CAN (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta) e dei Carabinieri di Reggio Calabria, in coordinamento con le autorità belghe.
Dalla Calabria al cuore d’Europa, l’espansione della ‘ndrangheta conferma la capacità del crimine organizzato calabrese di adattarsi, integrarsi e prosperare nei principali snodi economici e logistici del continente.
