Il Partito Democratico di Vibo Valentia scende in campo con una nota ufficiale del direttivo cittadino per rivendicare il «valore politico dell’Atto di Sottomissione deliberato dall’Autorità di Sistema Portuale». Secondo i dem, «solo chi vuole negare l’evidenza non riconosce che questo provvedimento, della durata di quattro anni, sia riuscito a superare la pesantissima "ipoteca" di una concessione ventennale, che era stata prevista in una determinazione della stessa Autorità lo scorso 3 febbraio 2026. Senza questo passaggio amministrativo - sostiene il PD - sarebbe stata rilasciata immediatamente una concessione di vent'anni che avrebbe inibito definitivamente ogni ipotesi di riconversione dell’area portuale. L'Atto di Sottomissione viene dunque descritto come un punto di partenza imprescindibile e, probabilmente, come l’ultima chiamata utile per conferire al porto una reale vocazione turistica».

La sfida ora si sposta «sul piano della vigilanza e della proposta: l'obiettivo dichiarato è potenziare le capacità di attracco e proiettare lo scalo vibonese verso i mercati crocieristici e al servizio delle imprese locali, sviluppando servizi di livello internazionale».

Il direttivo del PD non risparmia critiche durissime alle minoranze consiliari. «Spiace vedere che l’opposizione preferisca le barricate alla costruzione del bene comune», si legge nella nota, stigmatizzando le richieste di dimissioni del sindaco Enzo Romeo e le accuse di "mistificazione". Secondo i dem, «tali posizioni ignorano deliberatamente un percorso che, per la prima volta, ha portato il tema della riconversione del porto di Vibo Marina sui tavoli delle agende regionali e nazionali. Il Partito Democratico ribadisce che la delocalizzazione non è una "bandierina elettorale", ma una battaglia di civiltà condotta con rispetto verso l’azienda coinvolta, i lavoratori e tutto l’indotto, privilegiando la via del dialogo a quella dello scontro frontale».

In questa fase definita "delicata", il PD richiama la classe dirigente «alla maturità, invitando tutte le forze politiche a stringersi attorno alle istituzioni per aumentare la forza contrattuale della città nei confronti dei grandi colossi industriali».