Ragazza violentata dal branco nel Reggino, restano in carcere gli aguzzini
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso contro la decisione del Tribunale della Libertà che già aveva confermato per i due presunti responsabili la galera
Nulla da fare per Davide Schimizzi e Giovanni Iamonte. Rimarrà dietro le sbarre il figlio dell'omonimo boss, finito in galera nel settembre scorso nell'ambito dell'operazione Ricatto. E' accusato insieme al suo complice - anch'egli in carcere - di aver abusato una ragazza di Melito Porto Salvo, nel Reggino. Lo ha deciso la Cassazione che ha rigettato il ricorso avanzato contro l'ordinanza del Tribunale della libertà di Reggio Calabria che confermò la custodia cautelare emessa dal gip.
L'indagine ha provato a far luce su presunti abusi nei confronti di una tredicenne, vittima ripetutamente di un branco di ventenni. Con Iamonte, sono state arrestate altre sette persone ritenute responsabili a vario titolo di violenza sessuale di gruppo, detenzione di materiale pedopornografico, violenza sessuale privata, lesioni e atti persecutori. Un'organizzazione che secondo i magistrati sarebbe stata retta proprio da Giovanni Iamonte e Davide Schimizzi.
