Il Natale di una volta, viaggio nelle tradizioni vibonesi del passato
di MICHELE LA ROCCA
Panettone e pandoro? Neanche a parlarne. Negli anni cinquanta, e prima ancora, non erano alimenti che si potevano vedere sulle tavole dei vibonesi. E nemmeno lo spumante o quella rarità che era lo champagne. Quali erano i cibi della tradizione della antica Monteleone, dal 1925 diventata Vibo Valentia? Dimentichiamoci i piatti del Natale di oggi e facciamo un piccolo viaggio all'indietro con la macchina del tempo. Salutiamo i nostri alberi di Natale multicolori e giungiamo in vie sterrate e poco illuminate, mentre nelle case, costruite in filari, si intravede un barbaglio appena sufficiente per guardarsi in viso.
Ci accompagna in questa avventura un terravecchiotu dalla memoria di ferro e vibonese doc, Roberto Matera. “Quando arrivava il Natale per noi che eravamo bambini, era una grande festa – ci racconta – Non avevamo grandi aspettative, se non quella di stare tutti insieme in famiglia e godere lo spirito natalizio”.
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Ci siamo, Roberto, che fanno quei bambini ginocchioni per strada?
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Giocano ai nucij (alle nocciole), au casteju o a scivulata, le nocciole vengono usate come biglie per colpire le altre e aumentare il proprio bottino: in genere le nocciole da colpire si sistemano tre alla base e una poggiata sopra a torre (il castello, appunto, ndr). I bambini hanno un sacchetto sempre allacciato ai pantaloni che si riempie o svuota secondo l'esito del gioco.
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E' un gioco ereditato dagli antichi romani, ne parla anche Publio Ovidio Nasone nel poemetto la Noce e che viene raffigurato anche in alcuni bassorilievi. Ma non è l'unico gioco di Natale...
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No, certo, si gioca anche con u pirrocciolu (una sorta di trottola), per esempio, ed anche la sera con le carte a stuppa o a tombola.
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Dal desco si sente un odore forte, cosa mangeremo per la cena della vigilia?
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Bisogna preparare tredici portate. Nelle case della Terravecchia è tradizione preparare una cena a base di stocco e baccalà, in diverse pietanze. In genere il primo piatto è la pasta con stocco e broccoli, poi baccalà fritto, stocco e patate e via via fino a chiudere con i dolci fatti in casa: il torrone con le nocciole e le mandorle, le zeppole, i curijcchi, i hjaguna e i fichi secchi ripieni.
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Tutte prelibatezze. I fichi secchi come sono preparati?
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Essiccati al sole, sono riempiti con un trito di noci, pinoli, mandorle, cioccolato fondente, cannella, chiodi di garofano, scorze di limone e mandarino. Ricordo che dal 1915 questi fichi erano prodotti ed esportati all'estero (Canada, Australia, America) dalla ditta Nusdeo.
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E per chiudere. Cosa beviamo? E con cosa brindiamo?
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Vino, naturalmente. E per i dolci, il marsala o lo zibibbo.
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Niente spumante?
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Niente. A parte una bottiglia di Gancia portata da mio fratello da Genova, non ne abbiamo più viste altre bottiglie.
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Sento un suono dolce e malinconico che si avvicina...
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Sono gli zampognari, allietano ed invadono le strade, i vicoli, le case. Ci ricordano che è Natale e che sta per nascere il Bambinello. Tra poco lo metteremo nel presepio con una piccola processione per la casa. Subito dopo si va a Messa. Domani ci sveglieremo tutti, forse un po' più buoni. Gesù Bambino porterà dolci, cioccolatini caramelle e biscotti.
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Babbo Natale...
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Non veniva ancora a trovarci... (ride). U Natali i na vota era natra cosa. Auguri
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Era natra cosa. Auguri a tutti e Buon Natale.
