Il futuro del Teatro di Vibo: cinque domande per costruire un vero ecosistema culturale
La pubblicazione della graduatoria relativa alla selezione per la gestione artistica del Teatro Comunale di Vibo Valentia per la stagione 2025/2026 segna un passaggio importante per la vita culturale della città. Al primo posto si è classificata AMA Calabria, realtà consolidata nel panorama regionale, alla quale vanno gli auguri di buon lavoro e la disponibilità alla collaborazione espressa da Altrove Cantiere Culturale, seconda in graduatoria con una proposta considerata di alto valore qualitativo dalla commissione.
Pur accogliendo l’esito con gratitudine e rispetto, il direttivo di Altrove ritiene utile avviare una riflessione più ampia sulle procedure adottate e sulle prospettive future del teatro cittadino. Non una critica alle competenze degli operatori, ma un invito a interrogarsi sul tipo di ecosistema culturale che Vibo Valentia intende costruire attorno a uno spazio nuovo e potenzialmente strategico.
1. Come vengono valutate davvero le esperienze pregresse?
Il primo parametro della selezione attribuisce notevole peso alla storia gestionale dell’ente proponente. Un criterio legittimo, ma che – secondo Altrove – rischia di non valorizzare appieno quelle proposte che, pur provenendo da realtà giovani, si distinguono per la qualità del team e della progettazione artistica.
Nelle produzioni contemporanee è ormai prassi che enti giovani si avvalgano di professionisti di alto profilo, rendendo il semplice curriculum dell’associazione un indicatore parziale. La stessa graduatoria, che vede Altrove come miglior proposta artistica, pone un ulteriore interrogativo sull’efficacia del sistema di punteggio adottato.
2. Rischio omologazione: quale unicità per l’offerta culturale vibonese?
Per una città che cerca di ritagliarsi un ruolo distintivo nel panorama regionale, il tema della diversità dell’offerta è fondamentale. AMA Calabria gestisce già altre sale importanti e la possibilità che la programmazione vibonese possa assomigliare a quelle esistenti è uno scenario plausibile.
La domanda allora diventa: non sarebbe stato più lungimirante affidare il nuovo teatro a una realtà capace di proporre linguaggi non sovrapponibili e più innovativi, favorendo una maggiore varietà culturale sul territorio?
3. Il teatro come spazio vivo, aperto e accessibile
Uno degli aspetti centrali riguarda l’accessibilità della sala per associazioni, scuole di danza, compagnie emergenti e piccole realtà locali.
Il nodo è economico: con molte giornate già prenotate o a disposizione del Comune, resta da capire come un soggetto strutturato e orientato all’economia di scala possa garantire tariffe sostenibili a chi, oggi, è costretto a spostarsi in altri teatri con costi elevati.
Un teatro di comunità, secondo Altrove, deve essere vissuto quotidianamente da chi produce cultura sul territorio, non solo ospitare eventi di cartellone.
4. Prossimità e radicamento: perché investire sui giovani vibonesi
In una città che sta tentando di ricostruire una propria identità culturale, il radicamento territoriale non è un dettaglio.
La proposta di Altrove nasce da un gruppo composto in gran parte da giovani under 30 vibonesi, professionisti che operano nel settore e che hanno scelto di restare e investire qui.
Riconoscere e sostenere questa energia emergente potrebbe essere una forma di contrasto concreto allo storico fenomeno della fuga dei giovani. La selezione, invece, non prevede criteri che valutino l’impatto culturale e sociale prodotto dagli operatori locali.
5. Una fase transitoria che poteva diventare un’opportunità
Il periodo di gestione previsto dall’avviso è breve e transitorio. Proprio per questo, secondo Altrove, sarebbe potuto diventare il terreno ideale per far crescere e testare realtà locali, prima di procedere eventualmente a un bando pluriennale più impegnativo.
Invece, la procedura ha finito per consolidare ulteriormente una realtà già solida, rinunciando alla possibilità di utilizzare questa fase come laboratorio per nuove energie culturali.
