‘Ndrangheta, otto arresti: rifiuti e imprese sotto il controllo del clan
Le accuse contestate comprendono estorsione aggravata dal metodo mafioso, traffico illecito di rifiuti, intestazione fittizia di quote societarie
Un sistema criminale capace di infiltrarsi nell’economia legale, condizionare imprese e trasformare terreni industriali in discariche abusive. È quanto ricostruito nell’operazione “Terre Pulite”, coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Torino, che ha portato all’esecuzione di otto misure cautelari in carcere nei confronti di soggetti ritenuti coinvolti, a vario titolo, in un’organizzazione attiva tra le province di Novara e Verbano-Cusio-Ossola.
Le accuse contestate comprendono estorsione aggravata dal metodo mafioso, traffico illecito di rifiuti, intestazione fittizia di quote societarie, trasferimento fraudolento di valori, usura aggravata e detenzione e porto illegale di armi da fuoco. Il provvedimento, emesso dal Gip di Torino, riguarda anche una persona già detenuta.
L’indagine è nata da un controllo sulla gestione delle terre e rocce di scavo in un cantiere di Verbania e si è sviluppata attraverso intercettazioni, analisi dei tabulati e attività di osservazione. Secondo gli investigatori, al centro del sistema ci sarebbe stato un cinquantenne residente a Meina, ritenuto vicino alla cosca Morabito-Palamara-Bruzzaniti di Africo e con collegamenti con ambienti riconducibili al clan Iamonte.
Il gruppo avrebbe imposto un clima di intimidazione sul territorio, utilizzando il metodo mafioso per gestire rapporti economici e controversie, fino a condizionare la concorrenza tra imprenditori.
Al centro dell’attività criminale ci sarebbe stato il settore del movimento terra e dello smaltimento dei materiali da cantiere. Un terreno a Paruzzaro sarebbe stato trasformato, secondo l’accusa, in una discarica abusiva dove venivano accumulati rifiuti provenienti da diversi cantieri.
Il sistema avrebbe garantito profitti attraverso lo smaltimento a costi inferiori rispetto al mercato e il successivo riutilizzo dei materiali senza adeguate procedure di bonifica. Per eludere i controlli, sarebbero stati utilizzati formulari identificativi dei rifiuti e documenti di trasporto falsificati. Le accuse sono nella fase delle indagini preliminari e per gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
