Se la politica non riesce a dare risposte, ci pensano chiesa e società civile. In silenzio, senza proclami, agendo giorno dopo giorno a contatto strettissimo con gli ultimi. Tutelandone la riservatezza e la dignità. Uno di questi benefattori silenziosi è don Piero Furci, sacerdote della parrocchia della Sacra Famiglia, da sempre accanto ai bisognosi. Di seguito l'intervista rilasciata alla Gazzetta del Sud.

Don Piero Furci, ci racconti la sua esperienza in un'area difficile della città negli ultimi anni. Cosa è cambiato?

Devo dire che grazie al reddito di cittadinanza la situazione nella mia zona è migliorata. Spero che questo sussidio venga mantenuto perchè gli aiuta molto, più che per un pasto caldo, per il pagamento delle utenze.

Esiste una gara di solidarietà per aiutare i bisognosi, non è vero che la città è indifferente.

Posso confermare che vi sono associazioni di laici e cattolici che garantiscono ancora oggi un pranzo quantomeno domenicale agli indigenti. Oggi la platea si è ridotta a una ventina di famiglie, molti prendono il pranzo e lo portano a casa. Tentiamo di aiutare i poveri, inoltre, anche con i viveri che lasciano in parrocchia i fedeli.

I fondi comunali non ci sono più. La mensa dell'inclusione che fine ha fatto?

Era una buona forma di aiuto. Dal Comune i fondi sono arrivati per un certo periodo, ma da circa un anno il percorso si è interrotto, immagino, per mancanza di risorse.

Ma il sostegno ai poveri è continuato, anche senza l'apporto della politica...

Certo, è proseguito grazie alla Caritas diocesana che continua a sforzarsi in ogni angolo del territorio. Dalla Casa di Nazareth il pasto viene trasferito con il furgoncino che porta il pasto nelle sedi preposte. E credo che a Vibo Marina venga fronteggiata una situazione ancor più critica rispetto alla nostra.

Questa non l'unica forma di povertà sul territorio....

Il problema di fondo è l'assenza di prospettiva lavorativa su un territorio che ha mille risorse non sfruttate a dovere. Siamo tra le aree del paese con le maggiori opportunità da un punto di vista turistico. Basterebbe allungare la stagione balneare per dare opportunità occupazionali ai giovani. E poi ci sono altre forme di povertà: le famiglie disgregate, la mancanza di programmazione, la povertà culturale. In tutto questo spero che il reddito di cittadinanza venga confermato, non in una prospettiva assistenzialistica, ma come possibilità di sopravvivenza in attesa di trovare lavoro per tanti, giovani e meno giovani, che vorrebbero avere un'occupazione ma non trovano nulla.