Un territorio fragile, sospeso tra l'isolamento geografico e l'abbandono istituzionale. È la fotografia drammatica scattata dai sindaci dell’entroterra vibonese, che da mesi si trovano a gestire una perenne emergenza viaria. Le strade di collegamento si stanno progressivamente sbriciolando, accelerando lo spopolamento di comunità montane già private dei servizi essenziali. I primi cittadini puntano il dito non solo contro la Provincia di Vibo Valentia, accusata di non aver garantito la manutenzione ordinaria negli anni, ma anche contro le politiche nazionali che, un governo dopo l'altro, hanno svuotato di risorse e poteri gli enti locali.

A farsi portavoce del malcontento sono Marco Martino e Giuseppe Condello, rispettivamente sindaci di Capistrano e San Nicola da Crissa. «A subire i danni maggiori sono i territori montani e pedemontani», spiega Martino. «Ci troviamo di fronte a scenari paradossali: le poche arterie ancora aperte sembrano mulattiere impraticabili, invase da sterpaglie e rifiuti. La sicurezza dei cittadini è costantemente a rischio».

Il quadro è stato ulteriormente compromesso dalle pesanti ondate di maltempo e dai cicloni invernali che hanno colpito la regione. L'emblema di questo dissesto è la SP47, l'arteria che unisce Capistrano a San Nicola da Crissa, sbarrata al traffico da settimane a causa di pericolosi smottamenti. Notevoli disagi si registrano anche sulla ex Statale 110, dove i cantieri dell'Anas sono ripartiti soltanto adesso, dopo ben dieci anni di stallo.

Il sindaco Martino non risparmia critiche nemmeno alla classe politica locale, ammettendo una quota di responsabilità: «C’è stata pigrizia anche da parte di noi amministratori; facendo più pressione, forse i lavori sarebbero iniziati prima». Tuttavia, l'ostacolo principale resta la paralisi finanziaria della Provincia, indebolita dagli effetti della legge Delrio. Un'esasperazione dettata anche dalla mancanza di iniziativa: «La Provincia non ha fondi, d'accordo, ma quante volte si è attivata per chiedere finanziamenti al Ministero delle Infrastrutture? Da Salvini non sono mai andati. Questa è inerzia politica».

Le ripercussioni quotidiane sono devastanti e colpiscono il commercio, il turismo e la salute pubblica. A causa dei blocchi stradali, i rifornimenti per i negozi scarseggiano perché i mezzi pesanti non riescono a transitare. Anche i soccorsi sono rallentati: un'ambulanza proveniente da Soverato impiega oggi trenta minuti in più per raggiungere la zona, con rischi altissimi per le emergenze mediche. Dello stesso avviso è il sindaco di San Nicola da Crissa, Giuseppe Condello, che descrive la propria comunità come «completamente isolata». Sebbene la Protezione Civile abbia stanziato 65mila euro per la SP47 su sua sollecitazione, Condello evidenzia la solitudine dei sindaci: «La Provincia è del tutto assente. Come ha ricordato l'antropologo Vito Teti, esiste un sacrosanto diritto a restare nei propri paesi, ma serve una rete viaria dignitosa. È inutile finanziare la riqualificazione delle piazze se poi le strade per raggiungere i paesi non esistono più».

In questo contesto di emergenza è nato il Comitato “Strade e paesi sicuri” di San Nicola da Crissa. Se da un lato l'associazione esprime sollievo per la ripresa dei lavori sulla ex SS110 dopo sette anni di disagi, dall'altro avverte che questo deve essere solo l'inizio.

Il Comitato ha lanciato un appello perentorio a tutti i livelli istituzionali — dal Ministero alla Prefettura — affinché si passi subito dalle parole ai fatti. La tensione del territorio è emersa chiaramente anche durante l'ultima assemblea pubblica organizzata a Capistrano: decine di sindaci, cittadini e associazioni si sono riuniti per un ultimo, disperato ultimatum. Senza interventi strutturali e immediati, i paesi dell'entroterra calabrese rischiano l'estinzione definitiva.