Svela retroscena significativi, sul fronte dell'accoglienza dei migranti, la seconda fase dell'operazione Maestrale che ieri ha portato all'arresto di ulteriori 81 indagati, tra cui l'avvocato Joan Azzurra Pelaggi. Nella fattispecie, all'interno dell'ordinanza di custodia cautelare, vengono rese note conversazioni "che non lasciano spazio ad alcun dubbio circa il  coinvolgimento" della professionista e di altri indagati, Colloca, Mazzeo e La Bella, ""nella truffa ai danni di un ente pubblico, il Comune di Vibo, tramite l'emissione di fatture false -scrivono i giudici -a fronte di forniture e servizi per l'accoglienza di stranieri mai erogati con la conseguenza che il Comune di Vibo è stato indotto in errore da quelle fatture ed ha corrisposto ingenti somme non dovute le quali venivano successivamente divise tra i correi". Nella sostanza, secondo la ricostruzione investigativa, dei 421.039,52 euro erogati dal Comune, "il 70% ritornava in modo occulto alla Pelaggi, il 20% a colui che aveva emesso la fattura (La Bella o Mazzeo), il 10% a Colloca in qualità di intermediario per l'operazione fraudolenta". Nel caso in cui la fattura veniva emessa dalla ditta di Colloca: "il 70% ritornava ad Azzurra Pelaggi ed il 30% nella personale disponibilità di Domenico Colloca". Quest'ultimo, peraltro, "assicurava il collegamento con la 'ndrina di Mileto che traeva vantaggi in termini di riconoscimento quale clan egemone in quell'area".

Nella fattispecie, stando alle ricostruzioni degli inquirenti, "l'attività delittuosa ruotava intorno alle figure di Pelaggi e Colloca, dai cui rapporti è scaturito lo schema ingannevole che ha indotto in errore l'ente pubblico grazie alla cooperazione delle ditte di La Bella, Mazzeo e Colloca stesso".

L'indagine si è concentrata soprattutto sulle strutture di accoglienza di minori non accompagnati nei comuni di Joppolo, Filadelfia e Mileto, gestite dall'associazione "Da donna a donna", guidata dalla Pelaggi negli anni 2016-2019 e, a Mileto, a partire dall'anno 2018, da una struttura gestita dalla cooperativa "Abigail Società Cooperativa socilae. "Quest'ultima è stata creata e gestita di fatto -secondo gli inquirenti -in modo occulto da Pelaggi e Colloca, tramite prestanome, al fine di attivare il meccanismo finalizzato a truffare lo Stato".

Nello specifico, il giudice che verga il provvedimento, Filippo Aragona, rammenta come "dal maggio 2018, Colloca e Pelaggi si sono attivati per far partecipare la società cooperativa Abigail, intestata ad un prestanome senegalese, alla gara per l'affidamento dei servizi di gestione dei migranti del Comune di Mileto, al fine di poter attivare il complesso meccanismo basato sulla emissione di fatture false per ottenere denaro pubblico a fronte di servizi mai erogati".

In tutto questo, sia la Abigail che l'associazione "Da donna a donna" si sono avvalse "della cooperazione -si legge nel provvedimento -di ditte compiacenti che hanno emesso fatture inesistenti: "L'arte del Catering", "Pulibello", "MC" riconoscibile come "Special Di Pro Shop".

Ricavati dal giudice anche i gravi indizi di colpevolezza. Infatti, "dalle captazioni (intercettazioni) eseguite emerge una condotta prevaricatrice di Domenico Colloca, Massimo Fortuna e Carlo Gioffrè, finalizzata a turbare gare pubbliche per l'appalto dei servizi di ristorazione nelle scuole e ad alterare il sistema della concorrenza".

A proposito, erano solo tre le imprese -L'arte del Catering, Spped Food e San Leonardo, rispettivamente di Simona Colloca (dominus occulto Domenico Colloca), Massimo Fortuna e Carlo Gioffrè -ad offrire i servizi per le mense scolastiche nella provincia di Vibo. "Esse hanno creato con la forza di intimidazione proveniente dai collegamenti con la mafia un sistema esclusivo che si fonda su una ripartizione territoriale  in tre aree, in modo che ciascuna impresa abbia la sua fetta di mercato senza influire sulle altre due".

Ad esempio, "per aggiudicarlo l'appalto per la mensa scolastica di Ricadi, Colloca ha avviato una serie di interlocuzioni con ambienti mafiosi, infatti, ha preventivamente parlato con Diego Mancuso "Mazzola", referente criminale del contesto territoriale di Ricadi per comunicargli che la sua società avrebbe partecipato alla gara indetta da quel Comune". E inoltre, "ha inviato una 'mbasciata a Diego Mancuso per informarlo di essersi aggiudicato l'appalto e ha parlato di un pagamento annuale di un "fiore" al Mancuso. Infine, ha interloquito con Michele Galati per assicurarsi l'assenza della concorrenza".

Anche l'appalto alla mensa scolastica di San Costantino Costantino Calabro ha visto "una delle tre ditte predette in base ad accordi spartitori che ancora una volta emergono nitidamente dalle conversazioni captate con particolare riferimento a quella tra Colloca e Mesiano". In sostanza, "Colloca comunicava a Mesiano di essere stato chiamato dal sindaco per appaltare il refettorio scolastico per l'anno 2028/2019" e raccontava -si legge nell'ordinanza -"di avergli risposto che avrebbe dovuto preventivamente il suo amico Massimo Fortuna, attuale gestore del servizio, con il quale avevano l'accordo di suddividersi le gare di appalto. "Lui non viene dove sono io e io non vado ...andiamo d'accordo no??"

Meccanismi simili anche negli appalti per le mense dei comuni di San Calogero e Rombiolo, come pure a Drapia, Cessaniti e Joppolo. Chiaro l'intento: "Escludere tutte le altre imprese e spartirsi il settore delle mense scolastico". Reati aggravati "dalla finalità di agevolare la cosca di 'ndrangheta di riferimento. Insomma, un vero e proprio sistema che non avrebbe lasciato spazio alcuno alle leggi del libero mercato e della sana concorrenza. (t.f.)