Un risveglio amaro, intriso di rabbia e dolore, quello che ha colpito oggi la frazione Garavati. Il veleno è tornato a colpire, silenzioso e letale, spezzando le vite di diversi randagi che da anni facevano parte del paesaggio umano e sociale del piccolo centro. Tra le vittime più illustri - scrive il Quotidiano del Sud - c’è Mosè, il cane simbolo del borgo, la cui carcassa è stata rinvenuta insieme a quella di altri compagni di sventura dopo una notte di agonia provocata da esche contaminate.

Mosè non era un semplice randagio. Era arrivato a Garavati nel 2020, ridotto a uno scheletro e segnato dalle ferite. Soccorso e accudito dai residenti, aveva scelto il centro storico come sua dimora, diventandone il guardiano silenzioso. «Non aveva mai dato fastidio a nessuno – ricordano con le lacrime agli occhi alcuni abitanti – era una presenza fissa, un amico per tutti noi».

Secondo le prime ricostruzioni, ignoti avrebbero agito con il favore delle tenebre, posizionando bocconi intrisi di sostanze tossiche nei punti di passaggio dei cani. Un piano mirato che non ha lasciato scampo agli animali indifesi. La scoperta all’alba ha scatenato un’ondata di indignazione: «Un gesto che dimostra un totale disprezzo per la vita – commentano gli animalisti della zona – l’inciviltà di chi ha compiuto questo atto non conosce confini».

La morte di Mosè e degli altri cani riapre una ferita mai rimarginata nel territorio di Rombiolo, dove gli episodi di avvelenamento si ripetono ciclicamente da anni. Nonostante le denunce e le proteste, la catena di crudeltà sembra non volersi spezzare, lasciando la cittadinanza in un perenne stato di impotenza.

Oggi, mentre sui social rimbalza il commosso saluto «Buon ponte, Mosè», la comunità di Garavati alza la voce. Si chiedono controlli serrati, l’uso delle telecamere e un intervento deciso delle autorità per individuare i responsabili di quello che è a tutti gli effetti un crimine. La speranza è che il sacrificio di questi animali sia l’ultimo capitolo di una storia di barbarie che il paese non è più disposto a tollerare.