A Catanzaro, le indagini sul sistema di assegnazione degli alloggi popolari gestiti dall’Aterp hanno portato all’esecuzione di un provvedimento cautelare nei confronti di otto persone. Tra queste, due sono finite in carcere: Vincenzo Celi, ex dirigente dell’Aterp, e Gianluca Bevilacqua, appartenente alla comunità rom della periferia sud della città.

Agli arresti domiciliari sono stati posti Sergio Costanzo, consigliere comunale di Forza Italia, Domenico Albino, responsabile del distretto Aterp di Catanzaro, e altri cinque dipendenti o collaboratori dell’Ente, tra cui Sandro Gironda Velardi, Concetta Raffa e Manlio Severino. Inoltre, tre ulteriori indagati, tra cui due agenti della Polizia municipale e una dipendente Aterp, sono stati sottoposti a misure interdittive.

Un sistema illegale radicato
Secondo gli inquirenti, negli ultimi anni, appena 4 alloggi su 1.500 sono stati assegnati regolarmente. Il resto è stato gestito attraverso un "sistema parallelo", che coinvolgeva funzionari compiacenti, cittadini senza requisiti e figure di raccordo. Chi desiderava un alloggio, spesso, era costretto a pagare somme di denaro o offrire altre utilità, come emerge dalle intercettazioni, videoriprese e documenti acquisiti dagli investigatori.

Ruoli e accuse
L’ex dirigente Vincenzo Celi, indicato come figura centrale del sistema, sarebbe stato il punto di riferimento per una parte della comunità rom, gestendo l’assegnazione degli alloggi fuori dai canali legali. Il consigliere comunale Sergio Costanzo, pur non avendo incarichi ufficiali nell’Aterp, avrebbe agito come intermediario tra i cittadini e i funzionari corrotti, sfruttando le sue relazioni.

I reati ipotizzati per gli indagati includono associazione per delinquere, falsi materiali e ideologici, corruzione, concussione, omissione di atti d’ufficio, tentata truffa aggravata e invasione di terreni o edifici.

Metodi illegali
Tra le pratiche individuate vi erano l’occupazione abusiva degli alloggi, tollerata dai funzionari infedeli, il mancato pagamento degli affitti e persino lo scambio di abitazioni. Un sistema che, secondo gli inquirenti, garantiva profitti economici ai responsabili e perpetuava l’ingiustizia sociale.

L’indagine, che ha messo in luce anni di gestione illecita del patrimonio pubblico, rappresenta un passo importante nella lotta alla corruzione e alla criminalità che intacca i diritti delle fasce più deboli della popolazione.