I lavoratori ricevono la mensilità 2015. Attesa a breve la tredicesima. Arrivati anche i trasferimenti statali. Ma l'attenzione sul futuro dell'Ente resta alta

L'hashtag, come lo si chiama in gergo, è in primo piano. Perché quella scritta, "Vibo non molla", incisa sulle magliette-simbolo della protesta, racconta e dice molto di più delle singole persone. Con i volti stanchi, poco distesi rispetto ai giorni appena trascorsi, i lavoratori della Provincia di Vibo si ritrovano ancora una volta nella sala consiliare dell'Ente. L'appuntamento è con la stampa per annunciare le ultime novità. Ma c'è, su tutte le notizie, una premessa: "I dipendenti, da questa mattina, riprenderanno a prestare il proprio servizio. Con senso del dovere verso le istituzioni, ma soprattutto verso il territorio vibonese che già soffre, rappresentando di contro la nostra continua indignazione nel non vedere riconosciuto il diritto alla retribuzione per il lavoro prestato". La protesta arriva quindi ad un momento di stop, ad un'interruzione, in considerazione del fatto che - dicono i lavoratori - "l'Ente deve continuare, malgrado le carenze finanziarie e strumentali, ad erogare servizi ai cittadini". La mensilità di dicembre 2015 è stata riconosciuta "con trattenute - precisano - superiori per conguaglio annuale". E pare che a breve ci sarà modo di riconoscere ai lavoratori anche la tredicesima. Ma "fino al riconoscimento del nostro diritto, si protrarrà lo stato di agitazione con assemblea quotidiana, per come consentito dalla legge".

I trasferimenti statali. Il ministero dell'Interno ha erogato ieri 2 milioni e 300mila euro circa di "trasferimenti ordinari, dovuti per l'anno 2015". Una conquista, arrivata a seguito della protesta, che è tutta dei dipendenti. Certo, come notano i lavoratori, "l'esistenza di rate di mutuo non pagate per l'anno 2015 comporta una difficoltà oggettiva maggiore". Ma la lotta condotta dai provinciali vibonesi ha smosso e smuove la situazione per gli Enti di tutta Italia. "Con un minimo di orgoglio - dicono - stiamo constatando di essere diventati portavoce di un disagio nazionale per l'applicazione della legge 56. Non contestiamo il riordina, ma i ritardi inaccettabili nella creazione delle Aree vaste". Per questo, quindi, e non solo per le spettanze mancate, "i lavoratori continueranno a lottare per la propria dignità e per quella delle proprie famiglie, per il riconoscimento del proprio diritto al lavoro ed alla retribuzione, essendo parte di una Italia di cui la Calabria e Vibo ne sono parte".

L'appello finale. La protesta si ferma, è bene chiarirlo, in modo del tutto temporaneo. Giusto il tempo di portare nelle proprie festività pasquali quel minimo, per quanto possibile, di serenità. Ma - annunciano i lavoratori - "noi continueremo a rimanere vigili sulle promesse che ci sono state fatte e, se sarà il caso, riprenderemo la lotta in modo ancora più serrato". Intanto, alla manifestazione sui diritti di Vibo in programma per il prossimo 4 aprile, i dipendenti ci saranno. E sperano che al loro fianco ci sarà anche il territorio. "Ringraziamo Pelaia e Fera - dice un commosso Cristian Vardaro, per tutti - per esserci stati vicini. E chiediamo a Niglia di mettere da parte le negatività. Noi siamo disposti ad accantonare la sua assenza. Adesso gli chiediamo di farsi promotore di questa protesta, di esserci vicino, perché anche lui deve fare la sua parte". Un appello, quello dei lavoratori stremati da 11 giorni di lotta. "Per noi dipendenti pubblici è mortificante lavorare in queste condizioni, la linea telefonica è staccata, i servizi non ci sono, vorremmo poter garantire di più ai cittadini". Novità importanti sono attese in questi momenti tra Roma e Catanzaro. Ma nel frattempo "possiamo dire che - afferma Carmela Valia, riprendo le parole di Renzi in Calabria -, Cristo non si è fermato ad Eboli, ma la sofferenza si è fermata a Tarsia, dove Vibo è diventata capofila delle problematiche delle Province d'Italia". (red4)