E' stata ulteriormente affievolita dal Tribunale di Vibo la misura disposta nei confronti di Elio Ventrice, il medico in pensione, di 73 anni, difeso dall'avvocato Carmine Pandullo, e indagato nell'ambito dell'inchiesta scattata un anno addietro e coordinata dalla Dda, con l'obiettivo di fare chiarezza su un giro di estorsioni ed usura aggravate dal metodo mafioso nei confronti di imprenditori del Vibonese. Al professionista, infatti, già passato dai domiciliari all'obbligo di dimora, il Tribunale ha concesso il semplice obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per una volta a settimana, accogliendo l'istanza presentata dal suo difensore alla quale si era opposto il pubblico ministero.

Il tutto nella prima udienza del processo che, per Elio Ventrice e Pasquale La Rosa, è iniziato nella giornata di ieri, presidente la giudice Tiziana Macrì. Entrambi - è bene ricordarlo - sono accusati di estorsione aggravata dalle modalità mafiose avendo rappresentato all'imprenditore Antonio Mondella -secondo la procura distrettuale antimafia di Catanzaro - di essere in imminente pericolo di vita se non avesse saldato il debito contratto con Pasquale La Rosa.

La vicenda


Elio Ventrice era stato arrestato a seguito di un’ordinanza di applicazione delle misure cautelari emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro Antonella De Simone. Era finito nel calderone dell’inchiesta con  Antonio e Pasquale La Rosa, 60 e 57 anni,  e Domenico Fraone, commercialista 51enne di Filadelfia. Tra questi, Antonio La Rosa ha optato per il rito abbreviato, mentre la posizione di Domenico Fraone è stata stralciata e gli atti restituiti alla Procura distrettuale antimafia.