Non è stato il vento a piegarli, ma le motoseghe. In soli tre mesi, dal 2 novembre 2024 a oggi, il panorama urbano di Vibo Valentia è stato letteralmente sventrato: 34 alberi secolari o quasi, testimoni silenziosi della storia cittadina, sono stati abbattuti per decisione dell’amministrazione comunale. Un "bollettino di guerra" che vede cadere pini, cedri e mimose sotto la scure della prevenzione a ogni costo.

La conta dei danni al patrimonio arboreo è impietosa. Tutto ha inizio con il secolare Cedro del Libano in piazza Municipio, per poi spostarsi su viale Affaccio (5 pini), via Omero (1 pino) e piazza Salvemini, dove ben 13 esemplari di circa cinquant'anni sono stati rimossi in un colpo solo. Nelle ultime settimane la furia si è abbattuta su via Dante Alighieri (9 pini totali) e, proprio tra ieri e oggi, su viale della Pace (3 pini) e davanti al nuovo Tribunale, dove è caduta una maestosa mimosa.

L'amministrazione ha giustificato gli ultimi tagli indicando nel ciclone Nils il responsabile delle presunte instabilità. Ma la denuncia di Italia Nostra è netta: «Nessuno di questi alberi era caduto, nonostante Nils e il precedente Harry. Si è parlato di alberi inclinati, ma lo erano da sempre come naturale adattamento al vento. Non c'è alcuna prova di ribaltamento delle zolle o di scalzamento».

Le mattonelle sollevate in via Dante Alighieri, citate come segnale di pericolo, sarebbero in realtà l'effetto di anni di cementificazione selvaggia fin sotto il tronco, e non un cedimento improvviso delle radici.

Il dito viene puntato contro la "mera prudenza", un concetto che, secondo l'associazione, si scontra con il Regolamento UE 2024/1999. Le normative vigenti e le metodiche scientifiche fitostatiche impongono infatti di salvare gli alberi maturi attraverso tecniche di consolidamento, mirando ad aumentare la copertura arborea urbana per i benefici sulla salute umana, non a ridurla.

Oltre al danno ambientale, emerge un tema di trasparenza. Nonostante le ordinanze firmate dal sindaco e l'operato dell'Ufficio Tecnico, i dati delle valutazioni sulla stabilità degli alberi non sarebbero mai stati resi pubblici. Nella sezione "Amministrazione Trasparente" del sito comunale, nell'area dedicata alle informazioni ambientali, regnerebbe il vuoto assoluto dopo ogni abbattimento.

Se ai 34 tagli comunali si aggiungono gli interventi privati (come il bosco di eucalipti vicino all'ex cementificio e il ficus di Vibo Marina), il totale supera i 50 alberi secolari persi in pochissimo tempo. Il rischio, conclude amaramente la nota di Italia Nostra, è quello di vedere Vibo sprofondare nelle classifiche delle città verdi d'Europa, diventando l'unico capoluogo privo di una vera copertura arborea storica. Se il vento ha un nome, quello dei "cicloni silenziosi" che firmano le ordinanze sembra pesare molto più delle raffiche di Nils.