“Porto mia figlia disabile in braccio dal terzo piano”: dal Vibonese la denuncia che scuote l’Italia
Nessun ascensore né casa adeguata. Lettera ai ministri: “Situazione insostenibile”
Una condizione definita di “reclusione forzata” è quella in cui vive una madre insieme alla figlia di 10 anni, affetta da disabilità al 100%, a Ricadi, nel Vibonese. La donna, residente nella frazione di Santa Domenica, è costretta ogni giorno a portare in braccio la bambina dal terzo piano della propria abitazione per consentirle di uscire, frequentare la scuola e sottoporsi alle necessarie terapie. Un’operazione faticosa e rischiosa che si ripete quotidianamente, in assenza di ascensori o soluzioni adeguate per l’abbattimento delle barriere architettoniche.
A denunciare il caso è l’associazione “Don Gnocchi Voglia di Vivere”, che ha inviato una lettera ai ministri per le Disabilità e per la Famiglia, oltre che al sindaco di Ricadi, chiedendo un intervento urgente. Nel documento si parla di una situazione “grave e non più sostenibile”, sottolineando come siano compromessi diritti fondamentali della bambina, dalla mobilità all’istruzione fino alla socialità.
Secondo quanto riferito, la famiglia avrebbe presentato più volte richieste per ottenere un alloggio popolare idoneo, privo di barriere architettoniche, senza però ricevere risposte concrete. La vicenda riporta al centro il tema dell’inclusione e dell’assistenza alle persone con disabilità, con l’auspicio che alle sollecitazioni possano seguire interventi immediati da parte delle istituzioni.
