I Mancuso e la "multinazionale" del narcotraffico, chiusa l'inchiesta "Ossessione: 32 indagati (NOMI)
La Procura antimafia di Catanzaro ha chiuso l'inchiesta scaturita dall'operazione denominata in codice "Ossessione" e ha notificato l'avviso di conclusione indagini a trentadue persone. Associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti aggravata dalle modalità mafiose e dalla detenzione di armi. E’ quanto, a vario titolo, viene contestato agli indagati coinvolti nell'inchiesta condotta dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Catanzaro e dallo Scico di Roma. Le indagini, coordinate dalla Procura antimafia di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri, hanno consentito di disarticolare una presunta organizzazione definita “estremamente complessa” dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, tra le cui fila compaiono esponenti di spicco della famiglia di ‘ndrangheta dei Mancuso, egemone nel Vibonese e con forti interessi nell’hinterland milanese.
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I nomi. Nello specifico l'avviso di conclusione indagini è stato notificato a Giuseppe Accursio di Mariano Comense, Damiano Aquilano di Tropea, Daniele Bosco di Varese, Vito Jordan Bosco Bosco di Varese, Giuseppe Campisi (nato a Vibo Valentia ma residente a Milano), Gianfranco Carugo di Cerro Maggiore (Mi), Francesco Carmelo Ceravolo di Montebello Jonico (Rc), Fabio Costantino di Comerconi, Giuseppe Costantino di Comerconi, Salvatore Antonino Costantino alias "Trenino" di Milano, Carlo Cuccia di Tradate (Va), Gina Alessandra Forgione (nata in Venezuela), Garcia Rebolledo Clara Ines (nata in Venezuela), Elisabeta Kotja, Maria Antonia Limardo di Briatico ma residente a Vibo Valentia, Francesco Mancuso di Nicotera, Giorgio Mariani di Milano, Tonino Mazzaferro di Siderno, Luigi Mandolocchio di Milano; Ivo Menotta di Varese, Murillo Figueroa Julio Andres (nato in Colombia), Gaetano Muscia di Tropea, Antonio Narciso di Vibo, Gennaro Papaianni di Vibo, Salvatore Papandrea di Taurianova, Safine Abderrahim (nato in Marocco), Francesco Scaglione (nato a Palermo e residente a Milano), Giovanni Stilo (nato a Nicotera e residente a Meda), Emanuele Mancuso di Nicotera, Giovanni Battaglia di Nicotera, Pantaleone Perfidio di Nicotera, Santo Tucci di Catania.
L’assetto organizzativo. Nella rete degli inquirenti sono finiti i fratelli Salvatore Antonino, Giuseppe e Fabio Costantino che – secondo l’accusa – erano pienamente inseriti nel clan così come il pluripregiudicato Giuseppe Campisi, 59 anni, originario di Nicotera, personaggio ritenuto dagli inquirenti di elevatissimo spessore criminale, rappresentante della famiglia Mancuso in Lombardia, già condannato per associazione mafiosa e ritornato sulla scena dopo aver espiato una lunga condanna a 30 anni di reclusione per un omicidio. Giuseppe e Fabio Costantino, al pari di Gaetano Muscia di Tropea, risultano già coinvolti nell’operazione “Black Money” che tempo addietro aveva già duramente colpito il clan di Limbadi.
Il maxi sequestro. Nel marzo del 2018, i finanzieri sono riusciti a penetrare in un deposito di Milano dove era stata stoccata la droga sequestrando oltre 430 chili di hahish giunti in Italia dal Marocco via Spagna. Dalla attività tecniche era emerso che gran parte della droga sequestrata era destinata a soddisfare le richieste dei finanziatori di stanza in Calabria tra cui il vibonese Antonio Narciso, 58 anni. L’ingente quantitativo rappresentava solo una quota parte del prodotto commissionato dai calabresi al potente cartello marocchino in grado di assicurar costanti ed enormi forniture di narcotico. Secondo l’accusa i fratelli Costantino stavano trattando con l’organizzazione marocchina l’acquisto di una quantità pari a 3000 chili di hashish che secondo i calcoli degli stessi affiliati avrebbe portato nelle tasche dell’associazione un introito di circa 5 milioni di euro da reinvestire nell’ancor più redditizio traffico di cocaina.
Operazione “Ossessione”. L’inchiesta è stata denominata “Ossessione” in relazione alla maniacalità manifestata dai principali indagati, costantemente assillati dal pensiero di essere monitorati dalle forze dell’ordine, ha dimostrato come i vertici del sodalizio fossero in grado di disporre di diretti canali di approvvigionamento di cocaina dalla Colombia, dal Venezuela e dalla Repubblica Domenicana, oltreché dall’Olanda. Le indagini svolte dalla Finanza hanno consentito di accertare anche che, seguendo un’ottica prettamente imprenditoriale, l’organizzazione, in attesa dell’arrivo delle partite di cocaina dal Sudamerica, con lo scopo di massimizzare il profitto si intesseva rapporti d’affare con un personaggio marocchino residente a Milano, in diretto contatto con i principali cartelli maghrebini, per l’importazione di massicce quantità di hashish. La spiccata transnazionalità dell’organizzazione, che evidenzia nuovamente l’indissolubilità del “trait d’union” tra la criminalità organizzata calabresi e i “cartelli” mondiali della droga e una capillare diffusione sul territorio nazionale, fanno si che la consorteria criminale operi come una vera e propria multinazionale del narcotraffico, curando l’acquisto all’ingrosso , a prezzi assolutamente concorrenziali, della droga, direttamente dai produttori, per poi smistarla in territorio calabro e lombardo tramite una fitta rete di accoliti.
Il verdetto del Riesame. Nel frattempo il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha scarcerato Gennaro Papaianni che era detenuto a San Vittore. Il giudice ha concesso nei suoi confronti i domiciliari accogliendo l'istanza presentata dagli avvocati Francesco Sabatino e Mirko Mazzali. Papaianni era rimasto coinvolto nell'operazione "Ossessione" perché ritenuto partecipe dell’associazione dedita al narcotraffico per aver in particolare detenuto 429 kg di hashish che avrebbero rappresentato il carico di prova di una più importante importazione di 3000 kg di hashish. Su questa imputazione il Tribunale di Milano aveva disposto la trasmissione degli atti alla Procura distrettuale di Catanzaro che ha dunque chiesto il carcere.
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