carcere-9.jpg
carcere-9.jpg

“Le mafie comandano comodamente dalle celle del carcere, dai social network e tramite traffici illeciti gestiti a distanza”. Lo denuncia Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria, commentando l’ultima operazione della DDA di Catanzaro, solo una delle 12 condotte dalle DDA italiane nelle carceri negli ultimi mesi. “Quello che emerge – spiega – è un sistema ben strutturato, dove istruzioni operative sui territori vengono trasmesse tramite profili digitali e piattaforme social, rendendo vano il lavoro quotidiano di magistrati e forze dell’ordine. La lotta alla mafia sta così facendo passi indietro che potrebbero valere trent’anni, con il sacrificio di vittime e collaboratori di giustizia reso inutile dalla catena del comando interna alle carceri”.

Di Giacomo sottolinea l’urgenza di interventi concreti: “Non basta il riconoscimento che eravamo stati tra i primi a prevedere questo fenomeno. Adesso che la situazione è diventata un problema di sicurezza nazionale, è indispensabile un piano straordinario coordinato dal Ministero dell’Interno e dalle Prefetture, con una cabina di regia che abbia come punto di riferimento la polizia penitenziaria. Non possiamo accettare come alibi la carenza di fondi: un problema di sicurezza nazionale richiede finanziamenti straordinari. Basti pensare ai 60 milioni spesi per la nuova Scuola di Polizia Penitenziaria a Biella, voluta dal sottosegretario Del Mastro nel suo collegio elettorale, del tutto inutile rispetto alle emergenze reali”.