REFERENDUM | Debacle Pd anche in Calabria: San Giovanni in Fiore (fu) "Stalingrado"
Battuti nelle rispettive città d'appartenenza Oliverio e Magorno. Il Reggino è un'ecatombe. La città di Vibo non segue il suo sindaco. Pd battuto a Serra, Ricadi, Pizzo e Filadelfia
Se in Italia la differenza tra sì e no è stata di 20 punti percentuali, il divario in Calabria si è rivelato decisamente più significativo. Con il No attestato addirittura al 67.02%. Ma non è questo il punto su cui focalizzare l'attenzione. La riforma costituzionale sostenuta dal Partito democratico è stata bocciata in tutte le province e in tutte le relative città capoluogo. Non c'è stato generale, colonnello o semplice soldato capace di reggere all'urto di una vera e propria valanga di No. In alcune aree della regione si è sfiorato l'80%. Vedi Isola Capo Rizzuto. Le roccaforti rosse sono un lontano ricordo, un po' dappertutto.

Il crollo di Oliverio e Magorno. La Stalingrado di Calabria, quella San Giovanni in Fiore che diede i natali a sua maestà Mario Oliverio ha visto prevalere il no con un divario 13 punti percentuali sul sì: è finita 56% a 44%, con buona pace di Oliverio. Cosenza non è più rossa da un pezzo. Dopo la doppia vittoria di Occhiuto non serviva attendere il referendum. Ma il dato, se possibile è stato ancor più negativo per i maggiorenti dem di quell'area, Adamo e Bruno Bossio in primis. A Cosenza il sì ha ottenuto appena il 31,34%, al no è andato il 68,66%. Stracciata la riforma costituzionale nella Diamante del segretario regionale Ernesto Magorno dove il no si è imposto con il 72,2%.
La provincia di Catanzaro. Debacle renziana pure nel Catanzarese. Enzo Bruno non trascina la provincia di Catanzaro dove il sì perde pesantemente (33,83%-66,17%) e neppure la città capoluogo dove finisce (30%-70%). Non sorprende neppure Lamezia Terme: nella terza città della Calabria i contrari alla riforma e alla classe dirigente dem sono il 68,66%, i favorevoli appena il 31,32%.

Ecatombe reggina. Ma la vera e propria ecatombe renziana si registra nel Reggino. Con il NO sopra il 70% praticamente in tutti i maggiori centri, capoluogo compreso. Addirittura si sfiora l'80% a Rosarno, ma sono negativi per i dem pure gli esiti di Gioia Tauro (No al 76%), di Locri (No al 72,17%), di Monasterace, la patria della Lanzetta (No al 71,62%). Unico centro a far registrare un'inversione di tendenza è San Luca dove il Sì si impone di misura con il 53,36% dei consensi.
Il Vibonese. Neanche Brunello Censore e i suoi fedeli sodali riescono ad invertire la rotta. Il Vibonese è un altro disastro per il Pd e per il sindaco della città capoluogo Elio Costa che si era apertamente schierato per il sì. La riforma costituzionale passa in appena 4 dei 50 comuni: a Capistrano, Fabrizia, Filogaso e Vallelonga.
Per il resto sono solo calici amari: nella Città della Certosa, Censore e company non vanno oltre il 41,45%; fa peggio il suo delfino, il consigliere regionale Michelangelo Mirabello, a Ricadi dove la "partita" finisce con il No al 64,7% e il si bloccato ad appena il 35,27%. Niente da fare neppure per Gianluca Callipo a Pizzo: il renziano per antonomasia della provincia, uno di quei pochissimi che accolsero in camper l'ex sindaco di Firenze quando nessuno ci credeva, viene trafitto dalla stessa lancia che mette ko il premier. L'esito del voto non esige alcun commento: finisce nella seconda città della provincia il no raggiunge quota 71,32% contro un 28,68% del Sì. La tendenza non viene invertita neppure a FIladelfia, la città dell'ex presidente della Provincia Francesco De Nisi che fa registrare un 40% per il Sì e un 60% per il No. Perde il Pd, ma perde pure Elio Costa a Vibo Valentia con il No che si attesta al 68,25% contro il 31,75% del Sì. Qui come altrove potrebbero aver pesato le divisioni interne ai dem. La riforma non passa a Briatico (30%-70%), A Dinami, nella roccaforte del segretario della Cisal Francesco Cavallaro il Sì, pur perdendo si difende e va ad attestarsi al 47,05%, il No raggiunge il 52,95%.
