Pd, solo cosentini e reggini nella direzione nazionale. Ignorata mezza Calabria
Nessuna poltrona per il Vibonese, la provincia che aveva regalato a Matteo Renzi percentuali bulgare alle ultime primarie. Nulla da fare neppure per Catanzaro e Crotone
Tempi duri per la Calabria. Soprattutto per le province centrali della Regione. Matteo Renzi ha fatto piazza pulita. Nella direzione nazionale non ci sono catanzaresi, crotonesi e vibonesi. L'ex presidente del Consiglio, rieletto con percentuali che anche per Putin sono una chimera, ha agito da par suo. E lo ha fatto tenendo conto di cosa dovrà accadere da qui alle prossime elezioni politiche. Se si escludono i quattro membri entrati di diritto, ovvero, il governatore Mario Oliverio, il segretario regionale Ernesto Magorno, il sindaco della città metropolitana di Reggio Giuseppe Falcomatà e ovviamente il ministro dell'Interno Marco Minniti, alla Calabria sono stati concessi appena cinque scranni: tre assegnati ad esponenti del Cosentino e due del Reggino.
I nominati. Nella fattispecie, può essere riconducibile al gruppo (Oliverio-Martina) la nomina di Enza Bruno Bossio, consorte di Nicola Adamo, parlamentare dotata di un proprio peso specifico, tra i pochissimi della compagnia a non avere radici renziane. L'area Lotti sarà rappresentata in direzione da Stefania Covello, mentre Ferdinando Aiello entrerà in quota Bonifazi. Quanto a Reggio Calabria, Nicola Irto rappresenterà l'area che fa capo a Demetrio Battaglia, mentre Marco Schirripa è riconducibile a Marco Minniti.
Gli esclusi. Fuori dai giochi il Vibonese. Renzi ha ignorato l'85% dei consensi ottenuti sul territorio alle primarie dello scorso 30 aprile. A farne le spese, anzitutto, il parlamentare Bruno Censore. Nella sua Serra San Bruno per il premier era stato un en plein con il 98% dei consensi. Proprio lui, uno di quegli ex bersaniani, ex comunisti, ex diessini, che non aveva esitato ad abbandonare i compagni di una vita al proprio destino, per sposare le tesi dell'attuale segretario. Ma perchè il territorio è stato così snobbato? Ebbene, le ragioni potrebbero essere tante. A Largo del Nazareno potrebbero essere arrivate le sirene di un conflitto esasperato all'interno di un partito spaccato in più tronconi, dove l'unità degli intenti è un miraggio utopistico. Il Vibonese potrebbe aver pagato le lotte fratricide dell'ultimo congresso provinciale, il fatto che mezzo partito sia stato messo alla porta e qualcuno indotto ad andarsene. Equilibri labilissimi dinanzi ai quali Renzi o chi per lui potrebbe aver deciso di non fare figli e figliastri e trattare tutti allo stesso modo. Ovvero, mettere tutti fuori dalla direzione nazionale del partito
