Disperata lettera dal carcere del collaboratore di giustizia che fece ritrovare i resti della testimone di giustizia per la cui morte sono stati inflitti diversi ergastoli. 

Una lunga lettera dal carcere. In stile tutt'altro che gramsciano. Il pentito Carmine Venturino minaccia da giorni di togliersi la vita.  L'uomo collabora con la giustizia dal giorno in cui decise di far ritrovare i resti di Lea Garofalo, dopo la condanna in primo grado all'ergastolo. Suo padre è morto suicida nel 2014 dopo aver visto in televisione i passaggi della testimonianza del figlio in tribunale dinanzi ai giudici. Ora Venturino  - che bruciò con un accendino il pezzo di corda con cui la testimone di giustizia fu strozzata e condusse il cadavere di Lea Garofalo fuori dall'appartamento dell'omicidio in uno scatolone -  chiede che vengano adottate "misure a sua tutela adeguate al contributo processuale fornito". Al momento manca un programma di protezione e fino a quando Venturino e i suoi familiari non ne verranno inseriti, la loro incolumità continuerà ad essere seriamente a rischio.