Droga e ricettazione: chiuse le indagini per 6 indagati del Vibonese
Detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e ricettazione. Questi i reati contestati dalla Procura di Vibo Valentia che ha chiuso le indagini nei confronti di 6 indagati del Vibonese per fatti ricompresi in un arco temporale che va dall'ottobre del 2011 al febbraio del 2012. I destinatari dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari sono: Luciano Ira Ira, 26 anni, di Pizzo Calabro; Domenico Sammarco, 54 anni, di San Nicola da Crissa; Ercole Facciolo, 47 anni, di Pizzo; Valter Facciolo, 23 anni di Pizzo; Nino Forni, 39 anni, di Porto Salvo; Salvatore Sciarrone, 41 anni, di Pizzo.

Le accuse. Luciano Ira Ira è accusato di aver ceduto a Piazzo una quantità imprecisata di hashish il 26, il 29 ottobre 2011 ed il 26 novembre 2011. Il 24 ed il 25 novembre 2011 avrebbe poi ceduto altra sostanza stupefacente ad un'altra persona.
Luciano Ira Ira, Domenico Sammarco, Valter Facciolo ed Ercole Facciolo sono poi accusati di concorso in ricettazione in quanto avrebbero acquistato, o comunque ricevuto, attrezzature informatiche, apparati radio e ricetrasmittenti, nochè un timbro a secco del Comune di Pizzo per carte d'identità. Tutto il materiale è il provento di due furti avvenuti ai danni della sede della Protezione civile e del Comune di Pizzo fra il 2 ed il 3 gennaio 2012. Ira Ira, Sammarco ed i due Facciolo vengono ritenuti dalla Procura consapevoli dell'illecita provenienza degli stessi.


Luciano Ira Ira in concorso con Nino Forni e Salvatore Sciarrone sono infine accusati di ricettazione per aver acquistato, o comunque ricevuto al fine di trarne profitto, un motore marino provento di un furto, "essendo consapevoli dell'illecita provenienza dello stesso". Il reato sarebbe stato commesso a Pizzo in data antecedente e prossima al 12 febbraio 2012.
Tutti gli indagati avranno ora venti giorni di tempo per chiedere al pm di essere interrogati o presentare eventuali memorie difensive attraverso i rispettivi legali. I due Facciolo sono difesi dall'avvocato Francesco Rombolà.
g.b.
