Sissy Trovato Mazza, fine dell’agonia ma non del giallo. E' caccia al killer
Uno sparo nell’ascensore di un ospedale di Venezia, poi 26 mesi e mezzo di coma vegetativo. Sabato sera l’addio a Sissy Trovato Mazza, l’agente di polizia penitenziaria raggiunta da un colpo di pistola alla nuca il 1 novembre 2016.
La donna, 29 anni compiuti proprio oggi, muore nella casa di famiglia a Taurianova (Reggio Calabria), dove era stata trasferita una volta intuito, dai medici dell’Unità di Risveglio dell’istituto Sant’Anna di Crotone, che per lei non c’erano più speranze. Sissy arriva alla fine del suo calvario, ma il giallo resta aperto, con interrogativi senza risposta, con ombre che continuano a coprire la verità.
Salvatore, il padre di Sissy, non crede al suicidio e più volte ha puntato il dito su un killer partito dal carcere veneziano della Giudecca nel quale la ragazza prestava servizio. Il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Francesco Basentini, commenta: «Mi auguro che la stessa determinazione con la quale Sissy ha dimostrato di voler rimanere aggrappata alla vita sia da sprono, ora più che mai, per l’accertamento della verità e venga fatta finalmente piena luce su quanto accaduto».
Silenzi, ambiguità e incongruenze che riportano a quella tragica giornata. Ospedale Civile di Venezia, 11 del mattino. Sissy varca la soglia del reparto di ginecologia per controllare Jessica, una detenuta ricoverata. Scambia poche parole con lei, accarezza la neonata e poi si avvia verso l’ascensore. Deve tornare al carcere femminile della Giudecca dove lavora in amministrazione. Qui la prima cosa che non torna: è al primo piano, perché allora va all’ascensore? C’è qualcuno che l’ha chiamata? E perché deve controllare una detenuta visto che lavora alle buste paga?
