Ci sono state situazioni in cui ha desiderato scomparire per essere notata. Quando Chiara ha fatto il suo ingresso presso il centro specializzato nella cura dei disturbi del comportamento alimentare di Chiaromonte in primavera 2016, la bilancia segnava poco più di 30 chili. Originaria di Rocca Imperiale, per poter accedere al centro specializzato, doveva ottenere il nullaosta dall'ASL di Trebisacce. La vicenda è raccontata dal "Corriere della Calabria"

«Il processo funziona in questo modo - spiega Chiara -. Ci si reca presso la struttura, si viene visitati e si ha modo di parlare con psicologi e psichiatri. Quando il personale medico riconosce la presenza effettiva di un disturbo alimentare, sia esso bulimia o anoressia, si viene considerati idonei a ricevere assistenza. Tuttavia, bisogna presentare la documentazione richiesta dall'ASL competente, la quale è tenuta a fornire tali documenti».

Passano settimane e mesi. Il tempo scorre, ma troppo lentamente. Con la vita appesa a trenta chili di peso corporeo, Chiara, finalmente risoluta e piena di coraggio, non può più permettersi di aspettare.

«Tutto è cominciato quando ero bambina - racconta Chiara -. Frequentavo la scuola elementare quando ho scoperto il tradimento dei miei genitori. Il loro matrimonio si è spezzato. In quel momento, ho pensato che io fossi la causa di tutto ciò. Mi sentivo in colpa. In quella situazione difficile, mi sentivo trascurata e messa da parte. Quindi, ho pensato tra me e me: ora vi dimostro cosa posso fare... smetto di mangiare».

Tutti la esortavano a mangiare di più, ma nessuno si chiedeva veramente cosa fosse successo, quale meccanismo si fosse innescato nella sua mente, così potente da farle ingerire solo il necessario per sopravvivere.

Poi, è arrivata la svolta. Chiara ha deciso di riprendersi la sua vita e di combattere. Prima di tutto, per se stessa. Addirittura, i suoi genitori hanno cercato di dissuaderla, racconta la ragazza: «Cosa vai a fare a Chiaromonte... lascia stare».

Tuttavia, se avesse potuto ricevere cure nel nostro territorio, Chiara non sarebbe mai andata a Chiaromonte. Anzi, dato che l'ASL di Trebisacce non le forniva i documenti richiesti, ha trasferito la sua residenza in Basilicata per poter accedere all'assistenza. La storia di questa ragazza è un riflesso della situazione sanitaria calabrese.