Ha rigettato ogni accusa, negando categoricamente di aver preso mazzette. Al processo "Rinascita Scott", che vede alla sbarra i clan vibonesi, c'è stata la deposizione dell’ex comandante della polizia municipale di Vibo, e dirigente del settore urbanistica del comune, Filippo Nesci. L’imputato, per come riporta "il Quotidiano del Sud", ha ripercorso le tappe della vicenda che ruota attorno all’immobile riconducibile ai Giamborino nei pressi dell’ospedale, sorto su dei reperti archeologici: "Appena venni nominato il Comune era in dissesto e quindi tutti i dirigenti a contratto erano decaduti e l’ente si era così ritrovato in una situazione deficitaria, soprattutto dal punto di vista della dirigenza tecnica in quanto eravamo rimasti io e la collega Teti, a cui ero succeduto all’Urbanistica e che era colei la quale aveva firmato il permesso a costruire già in variante su cui quello successivo da me seguito si era inserito con un’ulteriore variante che era tuttavia riduttiva da un punto di vista stilistico".

Nesci ha ricordato che il committente "aveva ottenuto nel 1987 un permesso a costruire, poi un provvedimento di vincolo durato per un certo numero di anni, presentano una nuova istanza di permesso a costruire in variante, concesso con firma della dott.ssa Teti, e per ragioni stilistiche ne presentano una terza. I lavori non erano mai iniziati, di conseguenza, avendo loro ritirato il permesso a costruire prima del mio insediamento all’Urbanistica, avvenuto il 29 gennaio 2015, presentano una nuova variante. Il perché non lo so. Si trattava di un parcheggio nel seminterrato, di un negozio al piano terra e non so se appartamenti o un hotel nei piani superiori".

Il pm De Bernardo, sempre per come riporta ampiamente "il Quotidiano del Sud",  ha poi rilevato come nelle intercettazioni Giamborino parlasse con vari soggetti e facesse riferimento a somme, quantificandole come mazzetta, da destinare a Nesci per la pratica dell’immobile, e al riguardo ha chiesto a quest’ultimo cosa ne pensasse: "Ho ritenuto quelle esternazioni fandonie, castronerie e appena lette ho presentato un esposto alla Procura di Vibo. Forse l’antefatto storico è un acredine verso il sottoscritto per la vicenda della licenza con conducente".

Successivamente ha chiarito di non aver "mai chiesto a Giamborino alcuna disponibilità di una abitazione a Forlì e io non sapevo che avesse una casa lì", ha affermato specificando, in conclusione di esame, di non «mai riconosciuto Giamborino come soggetto appartenente alla criminalità organizzata perché non c’erano cronache giudiziarie sulla sua persona e pertanto non avevo elementi per fare una valutazione".