Vibo, una storia millenaria sepolta dall'incuria e dall'abbandono
I lavori al Cofino proseguono mentre si attende che venga valorizzato anche il municipio romano nel quartiere S. Aloe dove gli scavi potrebbero partire a breve.
Tanti siti, poca pochissima cura. Progetti che partono al rallentatore. Interesse quasi nullo per il turismo culturale. La storia di Vibo Valentia continua ad essere sepolta dall'incuria con cui si aiuta il tempo a cancellare le gesta dei popoli e nel contempo la memoria di grandi imprese. Reperti di indubbio valore avrebbero “il diritto” essere raccolti ed esposti in musei che, invece, quando pure esistono, lottano per la sopravvivenza, facendo immensa fatica pure a contenerli. Invece, ritrovare impronte tutt'altro che isolate, in luoghi sepolti dal tempo che la memoria e il lavoro degli archeologi da anni provano a rivitalizzare, diventa un lavoro proibitivo, spesso, per i pochi turisti-studiosi intenti a riscoprire “le vestigia” dell'antichità che chiedono timidamente di tornare alla luce. Eppure gli scavi, quando riescono a partire, quasi mai deludono.
La città greca. L'attenzione, da tempo, continua a concentrarsi nell'area del castello normanno-svevo che sovrasta l'attuale abitato. Non solo e non tanto per quello che potrebbe essere avvenuto in età tardo-medievale, ma per i resti del periodo ellenico. Da mesi, gli esperti sono a caccia del tempio nell'area sacra del Cofino inserita in un futuro grande parco archeologico. Obiettivo principale della campagna di scavi avviata di recente, riportare alla luce un tempio jonico di straordinario valore. Un luogo di culto che probabilmente giace sotto molti metri cubi di terra. Di conseguenza, servirà tempo e fatica. Al momento bisogna accontentarsi dell'altare risalente al V-IV secolo a. C. Gli scavi, comunque, proseguiranno fino al febbraio del prossimo anno poi chissà...Procede pure la ripulitura del tempio di Proserpina nella zona del parco delle Rimembranze. Ma ci si chiede come valorizzare l'immenso materiale restituito da Cava Cordopatri e dalla zona di Scrimbia per cui non è mai stata fatta neppure una proposta di esproprio. Da considerare pure la laminetta orfica rinvenuta, ripiegata su se stessa, quasi a celarne il contenuto, sul petto di una donna sepolta nella necropoli della zona ex Inam.
Il municipio romano. Già in appalto, al contrario, vi sarebbe il sito di Sant'Aloe, vecchio municipio romano. Al momento, sterpi, erbacce e una vegetazione fitta, in uno stato di incuria imbarazzante contraddistinguono, spostandosi dall'acropoli della città, “quell'ager vibonensis” che l'Urbe difendeva con le unghie e con i denti dall'assalto dei Cartaginesi. Ma presto le cose cambieranno.
Sempre relativi all'età romana, i resti, ancora interrati del teatro e un monumentale edificio pubblico, individuato in una vasta area ubicata nei pressi della chiesa del Rosario. Denso di reperti e di storia anche il quartiere Terravecchia. Basti pensare ai numerosi “frammenti” di abitato rinvenuti in vari punti di questo settore della città medievale che, secondo studi urbanistici, riproduce nelle abitazioni le misure dei quartieri romani. Tutto questo patrimonio storico continua a fare fatica ad imporsi. La sua salvaguardia e la conseguente valorizzazione passano per interessi di bottega capaci di imporsi sulla riscoperta di un patrimonio inestimabile. Eppure, qualcosa sembra muoversi da qualche mese a questa parte. Nello scorso inverno è stato approvato un progetto concertato con il Ministero dei Beni culturali poi trasmesso alla Regione.
I fondi europei. Il progetto è stato finanziato attraverso il Por Calabria 2007-2013. L'opera, inserita nel piano triennale delle opere pubbliche 2013-2015 ha ottenuto il disco verde a suo tempo, con delibera della giunta comunale. Arrivare a definire il parco archeologico urbano, che mira a tutelare e valorizzare i resti monumentali e storici della città vecchia, vorrebbe dire realizzare anche un percorso didattico unitario fra tutti i monumenti di età greca e romana , "interrotti" da resti medievali e moderni della città.
Il turismo culturale. Evidente lo scopo: riportare alla luce reperti che attraggono il turismo culturale e crocieristico, non tanto nelle stagioni estive quanto in quelle autunnali e primaverili. Un turismo per il quale il capoluogo non è ancora attrezzato, nonostante l'altissimo potenziale e un dispositivo da incuriosire gli archeologi di mezza Europa.
