Mentre il Ferragosto si avvicina a grandi falcate, il centrosinistra calabrese ancora riflette sulla scelta del candidato da contrapporre al governatore uscente Roberto Occhiuto. Ed il verbo "riflettere" è un eufemismo perchè, dietro parole di circostanza, strette di mano, abbracci, baci e volemose bene di varia natura, pronunciati da Lamezia a Roma, ci sono giochi di potere da far tremare le vene e i polsi.

L'audio intercettato e reso noto agli alleati dal segretario di Avs Ferdinando Pignataro rischia di rendere rovente il Ferragosto e di far saltare definitivamente gli equilibri tra le forze politiche in corsa per accaparrarsi il competitor del governatore uscente. "Compagne e compagni. Credo che questa scelta di fare una comunicazione vocale sia per dare notizie a chi si sta chiedendo cos’è successo ieri". Insomma, un'intercettazione pesante, arrivata fino ai leader nazionali di Pd e M5S, testimone di un gioco al massacro che, per la verità, non è nè più nè meno di quello che è sempre avvenuto in Calabria, all'interno di tale area politica. A renderlo noto è il quotidiano Open.

Pignataro nel vocale rivela i retroscena politici della coalizione di centrosinistra che dovrebbe presentarsi compatta alle  regionali. Veti, controveti ma anche dissidi interni ai partiti. Il messaggio, nel giro di poche ore, è rimbalzato di chat in chat scatenanando il putiferio. Ha raggiunto anche i telefoni dei democratici, fino ad arrivare allo smartphone della segretaria del Pd, che secondo quanto riferito sarebbe «imbufalita» dalle parole di Pignataro.

L’audio era, per Pignataro -spiega Open - il pretesto per comunicare ai «suoi» che la riunione nazionale tra Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra (con i rispettivi leader di partito), che si è tenuta ieri a Lamezia Terme, «era appena iniziata» e che lui «aveva già informato Fratoianni sugli umori della riunione regionale del giorno prima». Così inizia ad elencare una serie di punti emersi. Prima fa sapere che la deputata calabrese dei 5 Stelle, Anna Laura Orrico, ha messo nero su bianco una sorta di «carta dei principi» – così la definisce nell’audio – di «questioni irrinunciabili» da inserire in un programma di governo: sanità pubblica, no al Ponte, questioni ambientali, salario minimo regionale, reddito di dignità. «Se questi punti si accettano si può andare avanti, se no abbiamo due ricette diverse per la Calabria», sintetizza il segretario regionale di Sinistra italiana.

Poi arrivano le vere e proprie sconfessioni. In un passaggio, Pignataro si sofferma sulla possibile candidatura di Pasquale Tridico, europarlamentare del Movimento 5 Stelle e tra i nomi più accreditati per ottenere il via libera della coalizione, contando anche sull’appoggio del Pd. Ma, secondo Pignataro, quell’appoggio non sarebbe altro che un espediente dei democratici per «porre un freno a un’eventuale candidatura di Avs», già rivendicata apertamente. Una volontà che è stata ribadita anche nei giorni scorsi dallo stesso Angelo Bonelli in un’intervista al Corriere della Sera.

E il segretario regionale di Avs avverte che dietro la candidatura di Tridico si nasconderebbe una strategia ben precisa, costruita ad arte attorno al suo nome. Perché l’europarlamentare avrebbe «messo in difficoltà il Pd con una rinuncia quasi definitiva». Il M5s avrebbe quindi accettato la candidatura di Tridico pur sapendo che non si sarebbe concretizzata, per poi tentare di far passare il nome della deputata Vittoria Baldino. Un «gioco delle parti un po’ sporco», le sue parole.

E poi c’è un altro passaggio -scrive Open - che deve aver fatto infuriare Schlein. Il segretario sostiene che all’interno del partito ci sia un veto politico verso Flavio Stasi, giovane sindaco di Corigliano-Rossano, uno dei nomi che Avs stava valutando tra i possibili candidati, insieme a quello di Mimmo Lucano. Secondo Pignataro, il veto sarebbe «attribuito al gruppo del senatore Nicola Irto» uno dei nomi che i dem stavano considerando per la corsa alle regionali. Ma rassicura però i suoi interlocutori che nella riunione regionale, «la metà della platea» di partiti e movimenti presenti – tra cui Italia Viva, Più Europa, Rifondazione, Demos – avrebbe già comunicato che, se Sinistra italiana manterrà il nome di Stasi, «noi ci orientiamo su di lui». Insomma, ci sarebbe convergenza. Pignataro è durissimo: «È un fatto assolutamente dirimente. Non possiamo accettare un veto, a qualsiasi livello, su qualsiasi nostra scelta, nell’unica regione in cui poniamo candidature, mentre noi non abbiamo mai posto veti su nessun candidato del Pd o del M5S. Siamo sempre leali, anche verso candidature che non sono le nostre»

Le reazioni nel Pd sono state piuttosto dure. Per i dem, tutto questo è "imbarazzante" e si chiedono, come riporta sempre Open: "Ma ci rendiamo conto chi hanno scelto come segretario? Tu dai informazioni non necessarie ai militanti"