Questa mattina il questore della provincia di Vibo Valentia Cristiano Tatarelli e l'avvocato Lia Staropoli, presidente dell'associazione "ConDivisa- Sicurezza e Giustizia " hanno preso parte all'incontro dal titolo "Zero Like al Cyberbullo!" tenutosi presso l'Auditorium dell'istituto I.I.S De Filippis - Prestia di Vibo Valentia.

Il convegno, organizzato dalla professoressa Giovanna Esposito e dalla dirigente Maria Francesca Durante, ha coinvolto varie classi dell'istituto, e si è incentrato sul bullismo e cyberbullismo. Il questore Cristiano Tatarelli ha illustrato gli strumenti a disposizione della Polizia di Stato per contrastare il fenomeno in aumento. L'avvocato Lia Staropoli ha spiegato agli studenti le condotte punibili penalmente, i rischi e le conseguenze per le vittime e i cyberbulli. I ragazzi hanno rivolto numerose domande ai relatori.

«La nostra scuola porta avanti un piano annuale di attività che vedono impegnati i ragazzi in attività, anche pratiche rispetto a quello che non è un problema scolastico, ma è una vera e propria emergenza sociale. - ha fatto sapere l'Istituto - Il questore ha spiegato loro che cos è l'ammonimento, la segnalazione all autorità giudiziaria, l'iter della segnalazione, il lavoro della polizia postale. Ha risposto ad uno studente che voleva sapere del Dark web, spiegando che spesso dietro si nascondono gruppi di hackers esperti, trafficanti di droga e di armi. Si è parlato, inoltre, di che cosa fare nel caso in cui si verifichi un furto d identità».

«Altro tema il flaming, dove lo "scherzo" la bravata sconfinano nel reato, perché lesivo. L'avvocato Staropoli ha spiegato ai ragazzi che spesso il bullismo e il cyberbullismo sono l'anticamera della 'ndrangheta. Ed in un territorio come il nostro è importante scegliere subito da che parte stare. - è scritto nella nota - Il like non va sottovaluto quando le immagini sono violente, offensive rispetto ad una persona, ad una professione, alla dignità stessa dell'uomo. Bisogna insegnare ai ragazzi che la foto nel momento in cui è messa in rete può diventare di dominio pubblico».

«Per questo è importante lavorare sulla consapevolezza dell'azione e sulla corresponsabilità. È stata proposta, in tal senso, una riflessione sull'importanza da parte dei ragazzi della conoscenza dei termini impropri, lesivi nei confronti di qualsiasi persona a maggior ragione se celati dietro il social. Bullo non si diventa a scuola, si parte da casa, certo di poter avere un pubblico, una platea di collaboratori, senza i quali il bullo non avrebbe modo di dimostrare nessuna violenza», è scritto in conclusione.