A meno di un mese dalle elezioni politiche che hanno visto la vittoria netta del centrodestra, è venuto il tempo delle riflessioni e dei confronti interni. Non solo a livello nazionale. E sì, perché anche a Vibo Valentia in casa Partito democratico la situazione non è affatto rose e fiori.

Il clima è decisamente rovente dalle parti di via Argentaria, sede del Pd, basti pensare che l’assemblea tenutasi lunedì sera è divenuta quasi una resa dei conti con il segretario provinciale Giovanni Di Bartolo, eletto dieci mesi fa e che avrebbe dovuto segnare un punto di svolta e di rinnovamento per i democrat. Il giovane è stato sottoposto ad un mini-processo legato all’esito delle elezioni politiche sul territorio vibonese; il rischio per lui è quello di ritrovarsi senza quella frangia del partito che aveva determinato la sua nomina alla guida della segreteria provinciale.

Poiché queste valutazioni più che con le cose dette e non dette, o pronunciate a metà, si fanno con le presenze e con le assenze, bisogna iniziare a chiarire che la componente di riferimento del consigliere regionale Ernesto Alecci, capeggiata dal sindaco di Gerocarne Vitaliano Papillo, alla direzione non si è proprio presentata. Proprio quella componente con la quale Di Bartolo, nella fase pre-congressuale, si era impegnato a stringere un patto “non scritto” per la nomina di Sergio Rizzo a vicesegretario. Carica che è stata assegnata alla consigliera comunale di Vibo Valentia Laura Pugliese, indicata proprio da Di Bartolo. Anche lei era assente alla direzione provinciale, così come il gruppo di riferimento dell’ex sindaco di Serra San Bruno, Luigi Tassone.

A tal proposito a far notare assenze decisamente pesanti al segretario provinciale, fortemente delegittimato sul piano del consenso, è stata la parte che alla direzione si è presentata, ovvero l’area di riferimento del segretario cittadino Francesco Colelli, nella quale rientrano a pieno titolo Enzo Romeo, il capogruppo in Consiglio comunale Stefano Soriano, Gernando Marasco e Carmelo Apa.

Riflessione critica pure dagli altri iscritti presenti alla direzione, sebbene l’ex segretario ed oggi tesoriere regionale Enzo Insardà, oltre che Michelangelo Mirabello, avrebbero precisato che le tante assenze sono una risposta sbagliata ad una problematica innegabile. Insomma, il giovane Di Bartolo si trova oggi decisamente isolato e meno legittimato, considerato che a sostenere la sua posizione nella direzione non si è alzato nessuno dei dirigenti. E la sensazione è che il Partito democratico stia preparando una nuova stagione di passione, fatta di congressi e, come sempre, di lotte intestine.