«Qui non funziona così»: le intercettazioni sulla spartizione degli appalti in Calabria
L’inchiesta Teorema svela il tariffario del 10% alla Provincia. Le conversazioni registrate: «Se non rispettate i patti, io chiudo i rubinetti»
«Noi portiamo lavori per 200.000 euro e tu te la cavi con quattro ventennali da 30.000 euro? Non funziona così». È il settembre 2025 quando i militari della Guardia di Finanza intercettano questa frase, una sorta di "manifesto" del Sistema Teorema. A pronunciarla è Fabio Manica, ex vicepresidente della Provincia di Crotone, indicato dai magistrati come il dominus di un sodalizio capace di cannibalizzare l'ente pubblico, trasformandolo in una stazione d'appalto ad uso e consumo di un gruppo ristretto di fedelissimi.
L'indagine della Procura di Crotone, guidata da Domenico Guarascio, ha isolato un vero e proprio tariffario della corruzione. Non episodi isolati, ma una regola fissa: la retrocessione del 10% su ogni incarico tecnico o appalto ottenuto. Secondo l'accusa, l'ingegnere Giacomo Combariati, braccio destro di Manica, istruiva i professionisti affinché la prima fattura emessa servisse a coprire la "quota" destinata alla cassa comune. Chi pagava otteneva protezione politica e l'assenza di concorrenza; chi resisteva subiva la "chiusura dei rubinetti".
Il meccanismo per drenare il denaro pubblico era sofisticato. Emblematico il caso della mensa scolastica di Le Castella (fondi Pnrr), aggiudicata alla 3Eingegneria di Gaetano Caccia. Secondo gli inquirenti, la ditta era un mero paravento: priva di personale, avrebbe subappaltato illegalmente l'intero lavoro alla Sinergyplus srl, la cassaforte del gruppo, facendo transitare i fondi verso Manica attraverso consulenze mai effettuate.
L'influenza di Manica avrebbe piegato anche la macchina burocratica. Il funzionario provinciale Domenico Zizza, intercettato, si riferiva a Manica definendolo testualmente «il nostro capo», ammettendo di attendere il suo via libera perfino per l'emissione delle fatture. Una gerarchia di fatto che scavalcava le regole amministrative per assecondare le esigenze finanziarie del sodalizio.
Se la regia era occulta, l'uso del denaro era quasi spregiudicato. Le telecamere di sorveglianza avrebbero ripreso Fabio Manica mentre prelevava contanti usando la carta di debito di Combariati. Con i soldi delle mazzette il gruppo finanziava di tutto: vacanze estive e rate dell'auto, polizze assicurative e bollette di luce e gas domestiche.
In alcuni bonifici, la sfrontatezza era tale da inserire il cognome "Manica" direttamente nella causale, come a rivendicare la proprietà di quelle somme illecite.
Mentre pendono cinque richieste di misure cautelari (inclusa quella in carcere per Manica), l'ex vicepresidente si prepara all'interrogatorio preventivo del 7 aprile. Il "Sistema del 10%" è crollato sotto il peso di intercettazioni e pedinamenti elettronici, lasciando intravedere un quadro di compiacenza diffusa che per anni ha tenuto in scacco lo sviluppo del territorio crotonese.
