'Ndrangheta in Liguria, prestavano soldi a strozzo per "spogliare" gli imprenditori
Blitz della polizia contro la 'locale' di Lavagna. Arresti, perquisizioni e sequestri nel Genovese. In quattro finiscono in manette. Ecco di chi si tratta
Prestiti usurai che superavano il 120% e se la vittima non riusciva a pagare veniva minacciata, picchiata e poi "spogliata" di quote societarie di bar o appartamenti. Era questo il metodo della 'locale' di Lavagna che aveva preso di mira sia piccoli imprenditori edili sia titolari di bar e esercizi che tenevano anche slot all'interno secondo quanto accertato dalla Dda. Due ordini di custodia cautelare hanno raggiunto i fratelli Francesco Antonio e Antonio Rodà, già in carcere da giugno a seguito della prima parte dell'indagine, mentre sono finiti in manette oggi Paolo Paltrinieri e Alfred Remilli.
Le accuse. I reati contestati sono, a vario titolo, usura ed estorsione aggravata dall'uso del metodo mafioso, spaccio di stupefacenti, intestazione fittizia di beni e riciclaggio. Sono almeno una decina i casi di piccoli imprenditori a cui l'associazione avrebbe prestato soldi a strozzo. In un episodio, una vittima a fronte di un prestito di 250 mila euro aveva dovuto restituirne 560 mila ed era anche stato picchiata perché indietro con i pagamenti. "Questa - ha sottolineato il sostituto procuratore Alberto Lari che ha coordinato l'indagine della polizia - non è una mafia povera ma è una organizzazione che guadagna e lucra".
"I conti di Lavagna". Non si era conclusa il 17 giugno scorso l'operazione 'I conti di Lavagna' che aveva portato a 8 arresti, tra cui l'ex sindaco del comune del Tigullio, Giuseppe Sanguineti e l'ex parlamentare Udc, Gabriella Mondello, nonche' al sequestro di beni per milioni di euro. La Procura di Genova ha deciso infatti di aprire nei mesi scorsi un nuovo procedimento che supera la prima fase concentrata sulla detenzione di armi e il traffico di rifiuti, concentrandosi invece sul reato dell'usura. Oggi quell'indagine ha portato a 4 arresti e a beni sequestrati per diversi milioni di euro. "Siamo di fronte a un reato che si protrae da almeno un decennio", ha detto in conferenza stampa il pm Alberto Lari, titolare dell'inchiesta.
Presunti strozzini. Una decina i casi di usura accertati: le persone arrestate oggi, ritenute legate alla "locale di Lavagna", emanazione della 'ndrina Roda'-Casile, prestavano denaro a tassi del 120% e quando vittima non riusciva a pagare, acquisivano attività o immobili (due gli appartamenti rilevati dagli arrestati), li rivendevano e entravano in possesso del ricavato: nel caso degli immobili sono stati ricavati 560 mila euro a fronte di un prestito usuraio di 250 mila euro. E' proprio questo aspetto la reale novita' emersa da questo secondo capitolo dell'indagine: i presunti strozzini non si limitavano solo al recupero del denaro, lievitato con tassi di usura, ma puntavano a portare via la societa', la casa, l'attivita'", ha spiegato Lari. "La finalità, sottolinea il pm, è prendere un bene ad un prezzo minimo, acquisirlo e rendere più difficile alle forze di polizia di accertare l'eventuale reato di usura".
Le vittime. A finire nel mirino del sodalizio criminale, soprattutto titolari di bar tra i comuni di Lavagna e Sestri Levante: i gestori venivano avvicinati con la scusa del noleggio delle videolottery e si offrivano di prestare soldi in caso di difficoltà degli esercenti. "Le videolottery erano la via scelta per ripulire denaro e dare una veste di legalità alle operazioni eseguite da questi soggetti" ha sottolineato il capo della squadra mobile Marco Cali'. "E' una mafia che guadagna, che lucra e acquista beni di pregio a fronte di dichiarazioni dei redditi pari a zero o con guadagni limitatissimi - spiega Lari - tanto che i provvedimenti di sequestro eseguiti oggi sono dettati proprio dalla sproporzione che c'e' tra le possibilità economiche dei soggetti e le dichiarazioni dei redditi. Sono stati sequestrati conti correnti con cifre tra i 200 e i 300 mila euro. E' stato seguito anche un filone di droga non di grande livello, ma significativo perchè va avanti da diversi anni" ha aggiunto il pm che sottolinea come il reato di usura sia accompagnato anche a quello dell'estorsione: "In alcune situazioni in cui la vittima era indietro con i pagamenti, si è passati a minacce o vie di fatto: in un caso una persona è stata picchiata" ha detto Lari. Le indagini sulle infiltrazioni malavitose a Lavagna sono praticamente concluse, hanno spiegato dalla Procura di Genova e una volta chiuse permetteranno l'avvio dell'azione penale.
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