Tumori della cute, nuovo approccio all'università "La Sapienza": nel "team" una ricercatrice vibonese
Negli ultimi lustri, i dati a disposizione della comunità medico-scientifica danno ragione alla ricerca. Nella lotta al cancro i progressi sono stati notevolissimi. La percentuale dei pazienti che riesce a vedere la luce in fondo al tunnel è decisamente aumentata. Il tasso di sopravvivenza odierno non è paragonabile a quello di alcuni decenni addietro, quando una diagnosi di tumore quasi corrispondeva ad una sentenza di morte.
Ed è proprio partendo da questo presupposto, ovvero, l’aumentata sopravvivenza al cancro, che gli addetti ai lavori ritengono di dover pensare in modo più appropriato a come trascorrere una sorta di “vita nella vita”, allo scopo di evitare che il percorso, al di là dell’esito finale, si trasformi per il paziente oncologico in una sorta di calvario esistenziale. In primis sulla cute, dove gli effetti nefasti della malattia sono talora più evidenti e immediati.
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Queste le premesse da cui ha preso le mosse una ricerca - condotta da un’equipe di Dermatologi dell’Università la Sapienza di Roma, costituita dalla prof.ssa Marta Carlesimo, dal prof. Alfredo Rossi e da una giovane ricercatrice vibonese, Maria Caterina Fortuna - finalizzata a studiare gli effetti collaterali della terapia oncologica sulla cute e non solo. Obiettivo non semplice da conseguire perseverando nella cura del paziente per compartimenti stagno, sganciati e spesso incapaci di tenere conto delle reciproche esigenze. Un modus operandi, quello a cui spesso si è affidato fino a ieri la comunità scientifica che, pur avendo prodotto dei risultati nella lotta alla malattia lo ha fatto ad un costo altissimo per la qualità della vita della persona coinvolta e dei suoi familiari.
Per invertire la rotta, la prof.ssa Marta Carlesimo e la sua equipe hanno ritenuto di dover puntare su un fattore fondamentale e fino a ieri fin troppo trascurato: il “Team”, ovvero, la sinergia tra specialisti impegnati a portare il paziente fuori dalle “Simplegadi” del cancro. Da qui è nata “La terapia oncologica: i suoi effetti collaterali su cute e annessi. Come gestirli”, un testo pioneristico, accolto con entusiasmo dalla comunità scientifica, ma anche da tanti non addetti ai lavori.
Lungo il difficile percorso della malattia, infatti, “l’impiego di figure professionali con competenze specifiche nella gestione dei pazienti – sostiene Marta Carlesimo – diventa un punto focale per ottenere maggiori benefici attraverso percorsi assistenziali diagnostici-terapeutici che si prendono cura del malato in tutte le fasi della patologia, migliorando la risposta ai trattamenti e favorendo il tempestivo accesso a terapie riabilitative e di supporto per un’efficace gestione del paziente”.
Sulla stessa lunghezza Maria Caterina Fortuna, convinta che “la competenza e la sinergia di più specialisti siano requisiti essenziali nella gestione del paziente il quale, a secondo della stato dalla malattia, può essere indirizzato ad un più idoneo approccio terapeutico”. In sostanza, la stretta collaborazione tra il dermatologo, l’oncologo, lo psiconcologo, il nutrizionista, l’ematologo, il cardiologo, il neurologo finiscono per creare un “entralcement” professionale che, come dimostrano i risultati già conseguiti, migliora notevolmente la qualità di vita del paziente. Insomma, “un nuovo approccio paziente-centrico – conclude il prof. Alfredo Rossi, docente di Dermatologia alla Sapienza – che ben si collega con la nuova concezione di una medicina personalizzata”.
