'Ndrangheta, "Luce nei boschi": confermata la condanna a 24 anni per il boss Bruno Emanuele
La "Società di Ariola" esiste ed è un'associazione di stampo mafioso che opera nel territorio delle Preserre vibonesi. Lo certifica adesso anche la Cassazione che ha messo il proprio sigillo sul processo scaturito dalla cosiddetta operazione "Luce dei boschi" che vedeva alle sbarra capi e gregari dei clan attivi nel territorio di Gerocarne ed, in particolare, nella frazione di Ariola. I giudici della Suprema corte hanno difatto confermato le quattordici condanne con le quali si era chiuso il processo d'Appello che ricostruiva, tra l'altro, la sanguinosa faida scoppiata nelle Preserre vibonesi, infliggendo complessivamente 155 anni di reclusione.
La conferma delle condanne. In particolare sono stati condannati a 24 anni di carcere Emanuele Bruno, considerato dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro il capo dell'omonimo clan attivo a Sorianello; a 16 anni di carcere è stato condannato Antonio Altamura ritenuto il capo storico del “locale” di ‘ndrangheta di Ariola di Gerocarne; a 15 anni Gaetano Emanuele; a 12 anni e due mesi Franco Idà; 14 anni Francesco Capomolla; a 12 ciascuno Giovanni Loielo, Vincenzo Bartone (detto Pio-Pio) e Pasquale De Masi; a 8 anni di reclusione Leonardo Bertucci e Antonio Gallace; a 7 anni Vincenzo Taverniti (alias "Cenzo d'Ariola) e Nazzareno Altamura; a 1 anno e 6 mesi Giuseppe De Girolamo. Otto i Comuni del Vibonese costituitisi parti civili nel processo: Gerocarne, Acquaro, Arena, Dasà, Vazzano, Soriano Calabro, Sorianello, oltre a Confindustria Calabria.
