Rinascita, Mantella: "Ho dato 30mila euro a un giudice di Vibo"
Andrea Mantella, nel suo lungo excursus, in videocollegamento con l'aula bunker di Lamezia Terme, non ha risparmiato nessuno nel corso delle sue deposizioni nel processo Rinascita. Ed in diverse occasioni ha tirato in ballo magistrati e avvocati che lui definisce "corrotti". E più volte ha lanciato "segnali" di una sua collaborazione, attiva ancora oggi, proprio sulla corruttela all'interno del mondo giudiziario. Tempo addietro, ad esempio, riguardo al Tribunale di Catanzaro, si era lasciato scappare un "tra qualche mese quello che sto dicendo oggi verrà fuori“.
In un'altra circostanza, ha inoltre aggiunto di essere stato sentito dalla Procura di Salerno - che è competente per i reati che coinvolgono i magistrati del distretto di Catanzaro - almeno una dozzina di volte. Il tema degli interrogatori? I rapporti, illeciti, tra giudici e avvocati. Mantella è stato però fermato dal pm della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci ed è tornato a parlare della sua permanenza dentro la clinica Villa Verde, oggetto specifico di un altro processo. Tra le cose più rilevanti, l'ex boss ha rivelato che - per poter lasciare il carcere e trasferirsi nella clinica in provincia di Cosenza - ha fatto consegnare 30mila euro a un giudice di Vibo e, a fare da tramite, sarebbero stati un avvocato e un perito. In quell'occasione, pur non facendo uso di droga, per lasciare il carcere ha finto depressione e crisi di astinenza. "Era tutta una barzelletta", come l'ha definita lui stesso in diverse udienze del maxi processo.
