'Ndrangheta: beni confiscati ai clan tornano alla comunità
È stata definita una giornata storica quella del 4 luglio a San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria. Un evento che segna un passaggio di testimone simbolico e concreto: lo Stato riconsegna ai cittadini ciò che la criminalità organizzata aveva sottratto per anni. In occasione del campo estivo di Libera, sono stati ufficialmente consegnati alla Cooperativa Sociale “Della Terra” due campi di calcetto situati in via Provinciale Est, beni confiscati al clan Bellocco, una delle cosche più potenti della Piana di Gioia Tauro.
A presenziare all'iniziativa numerose autorità civili, militari e religiose, tra cui il sindaco Luca Gaetano, che ha evidenziato il valore di questo passaggio:
«È la prima volta che il nostro comune affida un bene confiscato, ed è un momento simbolico che deve servire da stimolo. Dobbiamo arrivare a considerare normale la restituzione di questi beni alla collettività. È un atto di giustizia verso chi vive nella legalità e non deve aver paura dei mafiosi».
Presente anche il Prefetto di Reggio Calabria, Clara Vaccaro, che ha ricordato come «lo Stato non sia mai assente» e che il riutilizzo dei beni confiscati rappresenta «una testimonianza concreta della presenza delle istituzioni». Vaccaro ha poi lanciato un appello:
«La lotta alla criminalità organizzata non si può fare da soli. È fondamentale che ogni cittadino si senta parte attiva, che non volti le spalle o si giri dall’altra parte. Lo Stato c’è, ma ha bisogno del coraggio delle persone perbene».
Un altro bene confiscato, situato proprio accanto ai campi, potrebbe presto diventare una caserma dei carabinieri, segno ulteriore del presidio di legalità che si vuole costruire sul territorio.
A gestire i campi sarà la Cooperativa Sociale “Della Terra”, da anni attiva nella valorizzazione dei beni confiscati alla 'ndrangheta. Il presidente, Nino Quaranta, ha sottolineato:
«Siamo abituati a lavorare in territori difficili, come stiamo già facendo a Rosarno con il Parco della Biodiversità. Vogliamo che questi campi diventino spazi di sport, inclusione e libertà, aperti a tutti. Sfidiamo la cultura mafiosa con l’impegno, la presenza e il coraggio».
Una giornata di legalità concreta, dove i simboli non sono rimasti sulla carta, ma hanno preso forma tra le mani di chi lavora ogni giorno per una Calabria diversa.
