Coronavirus | Dpcm, Conte ha firmato ma la Calabria non conosce ancora il proprio destino
Sono trascorse le ore 18. Molti bar stanno chiudendo i battenti anche in Calabria. Già, per chi non lo sapesse, si lavora e si fatica anche a queste latitudini dove qualcuno pensa che la gente trascorra la propria giornata sotto gli alberelli del Corso cittadino, con tanto di coppola e bretelle. Per le pizzerie ed i ristoranti che possono puntare sull'asporto, non rimane che qualche ora di lavoro. Poi chissà... quando potranno tornare ad operare a pieno regime.
Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri è stato siglato ormai da diverse ore. I numeri odierni, nel nostro Paese, sono rimasti drammatici almeno quanto quelli dei giorni scorsi. I dati relativi ai nuovi decessi continuano a far paura. Ed anche quelli dei pazienti ricoverati in Terapia Intensiva che sfiorano ormai le 2300 unità non lasciano alcuno spiraglio all'ottimismo.
Ebbene, siamo dinanzi ad una catastrofe che nessuno può più negare nemmeno chi ha dato sfogo a un negazionismo a metà strada tra ingenuo e sentimentale - avrebbero detto i romantici di primo '800. Ma il governo adesso non deve e non può più tergiversare. La Calabria non sarà la locomotiva d'Italia come Piemonte e Lombardia ma i baristi che operano alla Punta dello Stivale, come pure le famiglie degli studenti che frequentano classi superiori alla prima Media, hanno il diritto di sapere cosa accadrà da domani. Insomma, fino a quando il destino dell'ultima regione d'Italia dovrà rimanere in sospeso? Cosa dobbiamo aspettarci ancora? Che in serata arrivi un bollettino regionale da cui si evinca che altri sedici pazienti moribondi improvvisamente hanno abbandonato il reparto di Terapia Intensiva?. Suvvia, siamo seri. Conte e Speranza mettano fine a questo strazio consentendo al popolo calabrese di sapere se all'alba potrà ancora muoversi liberamente da casa.
