In Calabria due arresti per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Ecco dove
Due cittadini reggini sono stati arrestati ieri dalla Polizia di Stato con l’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, arriva a seguito della denuncia di un imprenditore del settore della distribuzione di carburanti, stanco delle continue intimidazioni.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile, gli arrestati, nell’agosto dello scorso anno, avrebbero cercato di “convincere” l’imprenditore a mettersi a posto con la criminalità organizzata locale, citando un noto casato della ‘ndrangheta egemone nella zona. Le intimidazioni sarebbero poi degenerati in vere e proprie minacce, tra cui il pedinamento dell’imprenditore fino alla sua abitazione e la richiesta di 120.000 euro come indennizzo per la mancata apertura del distributore. Nei mesi successivi, le intimidazioni si sarebbero ulteriormente intensificate: furto di telecamere di sorveglianza e occupazione del suolo del distributore da parte di uno degli arrestati, che vi aveva collocato un veicolo e un gazebo per la vendita di frutta, impedendo di fatto lo svolgimento dell’attività commerciale.
Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno permesso di identificare e deferire i responsabili. Sulla base dei gravi indizi raccolti, il gip del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto la custodia cautelare in carcere per entrambi. Il caso evidenzia ancora una volta come il racket continui a rappresentare una minaccia concreta per gli imprenditori locali, e sottolinea l’importanza della collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine nella lotta contro la criminalità organizzata.
