È possibile restare dei giorni al pronto soccorso senza ricevere non solo del cibo ma neanche dell'acqua? Così impone il protocollo, a quanto pare, all'ospedale di Vibo. Una nostra lettrice ci ha infatti raccontato la sua (brutta) esperienza al pronto soccorso dello "Jazzolino" dove il marito è entrato, dopo aver perso conoscenza per diverso tempo, in codice rosso. Massima urgenza, quindi. Dopo aver effettuato i primi controlli e aver stabilizzato la situazione, i medici hanno constatato che era necessario fare altri accertamenti. Il problema? Non c'erano posti disponibili per il ricovero e, di conseguenza, era necessario "attendere" per giorni - o comunque finchè non si fosse liberato un posto in reparto - in pronto soccorso.

Oltre ad aver passato la notte su una barella in corridoio - un'eventualità a cui i calabresi sono abituati ma, è bene ricordarlo, non degna di un paese civile - in questi casi in cui il ricovero è "informale" l'ospedale non fornisce alcun pasto e neanche delle bottigliette d'acqua. E quindi, non avendo informato i familiari di questo "piccolo" particolare, l'uomo entrato allo Jazzolino in codice rosso - anche se poi stabilizzato - è rimasto senza poter bere tutta la notte. Fin quando la mattina i familiari sono andati a trovarlo scoprendo, solo dopo aver chiesto spiegazioni, le informazioni che sarebbero dovute arrivare dai sanitari. Insieme a diversi altri disagi e disattenzioni a cui è stato posto rimedio solo per l'insistenza degli stessi familiari.

Questa è solo una storia come tante altre, e anche peggiori, che diversi vibonesi possono raccontare. Il problema di fondo è che l'organizzazione del pronto soccorso dello "Jazzolino" - la principale struttura sanitaria della provincia - è spesso al centro di segnalazioni da parte dei cittadini. Carenza di personale? Mancanza di posti letto (in attesa del nuovo ospedale...) o di attrezzature? Gestione confusionaria? Quale che sia il problema è forse il caso che le autorità, dall'Asp alla Direzione sanitaria, decidano di affrontarlo per garantire un pieno diritto alla salute ai cittadini vibonesi. Che, nonostante sembra ci si stia rassegnando al contrario, non sono cittadini di serie B. Neanche quelli che non hanno un "amico dell'amico" a cui chiedere un favore.