Dia, confiscati beni per 2 milioni di euro a padre dell'avvocato Pisani di Rosarno
All'imprenditore, padre del collaboratore di giustizia e già legale del clan Bellocco di Rosarno, è stata applicata anche la sorveglianza speciale
Personale del Centro Operativo di Firenze della Dia, su disposizioni della Procura di Reggio Calabria, ha eseguito a Prato, Reggio e Cosenza la confisca di beni per oltre 2 milioni di euro, nei confronti di Sante Pisani, 67 anni, imprenditore ritenuto contiguo alla 'ndrina Pesce-Bellocco di Rosarno, cui è stata applicata anche la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di p.s. per 3 anni con obbligo di soggiorno nel comune di residenza.
Pisani, trasferitosi negli anni '90 con la famiglia a Poggio a Caiano (Prato), avrebbe mantenuto, secondo gli inquirenti, il ruolo di riciclatore dei proventi della 'ndrangheta fino al 2012, anno in cui aveva fatto ritorno a Rosarno. Tra i beni confiscati anche lo "studio legale Pisani" di cui era titolare l'avvocato Vittorio, figlio di Sante e - per gli investigatori - "storico legale di fiducia della cosca Bellocco", poi diventato collaboratore di giustizia.
Il provvedimento di confisca, emesso dal termine di un complesso e lungo dibattimento, riguarda un appartamento in villa a Poggio a Caiano (PO), uno studio professionale a Rosarno, un immobile abitativo di nuova costruzione, a Rossano (Cs), oltre a un conto corrente bancario e 6 polizze assicurative. Pisani - chiariscono gli investigatori - trasferitosi negli anni '90, con la famiglia, a Poggio a Caiano (PO), aveva mantenuto, anche in Toscana, il suo ruolo di riciclatore dei proventi della 'ndrangheta, fino al 2012, anno in cui, aveva fatto ritorno a Rosarno. Si era in particolar modo specializzato nel commettere truffe ai danni dell'Unione Europea, grazie a false documentazioni presentate e talvolta al coinvolgimento di dipendenti regionali.

Tra gli immobili confiscati oggi figura anche lo "studio legale Pisani" di cui era titolare l'avvocato Vittorio Pisani, figlio di Sante e storico "legale di fiducia della cosca Bellocco", poi diventato collaboratore di giustizia, le cui dichiarazioni, ricordano gli investigatori, hanno fornito un contribuito determinante per la ricostruzione e localizzazione dei beni confiscati. Il professionista - chiarisce la nota - aveva, nel tempo, allacciato stretti rapporti con le 'ndrine del reggino, ben al di la' del mandato professionale, sino a diventarne un "consigliori", motivo per cui, nel febbraio del 2014, veniva tratto in arresto. Le vicende dell'avv. Pisani e dell'avv. Gregorio Cacciola, si intrecciano, in modo drammatico, con la tragica scomparsa di Maria Concetta Cacciola, morta il 20 agosto 2011, per ingestione di acido muriatico, dopo che le sue dichiarazioni avevano permesso agli investigatori di disarticolare una costola della 'ndrina Bellocco.
